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Riflessioni sulla vastezza e profondità della Sapienza cabalistica.

 

Ebraismo Italiano e Cabalà

Elia Benamozegh (Livorno, 24 aprile 1823 – Livorno, 6 febbraio 1900) è stato un rabbino e cabalista italiano. Nato in una famiglia sefardita marocchina, originaria di Fez e rimasto orfano del padre Avraham, fu avviato dallo zio, rabbi Yehuda Coriat, all'apprendimento del Talmud e della Qabbalah. Da questi studi arrivò alla convinzione che la cabala fosse fondamentale per la comprensione dell'ebraismo.

   
   Questo articolo è solo una breve riflessione su di un argomento che meriterebbe ben più attenzione ed approfondimento. Molti tra i nostri lettori e studenti non ebrei, spinti dal loro interesse verso il misticismo ebraico, hanno provato, in un momento o l’altro della loro vita, a cercare l’incontro con qualche esponente del mondo rabbinico italiano. Tutti indistintamente riportano una analoga esperienza: un atteggiamento di diffidenza e distacco, pur se rivestito da maniere gentili ed educate. Alla sola parola “Cabalà”, il Rabbinato italiano in quanto tale, reagisce con diniego e sospetto. Ciò avviene anche là dove il rabbino o il dotto ebreo, per conto proprio, nutrano interessi personali in questo campo, e ne abbiano una discreta conoscenza. Il calore e l’entusiasmo di chi, dall’esterno, ha contattato la comunità o la sinagoga o il rabbino o il suo vice, incontra solo una doccia fredda. Solitamente gli viene consigliato di sospendere le sue ricerche nell’area mistica. Gli viene detto che quelli sono aspetti marginali, e che Leggi e Talmud sono il vero Ebraismo. Ai potenziali ricercatori di sapienza cabalistica viene perfino data l'impressione che potrebbe trattarsi di un qualcosa di pericoloso. Ma è davvero così? E lo è per tutti gli ebrei del mondo? E se non fosse così, come mai si è giunti ad una tale situazione?


 Sulla presenza degli ebrei in Italia, riportiamo una frase dal sito morasha.itL’Italia è l’unico paese – oltre la Palestina e terre finitime – che ha una storia ebraica continua e ininterrotta. La Comunità ebraica di Roma è la più antica d’Europa: si hanno notizie di Ebrei che abitavano in questa città già nel secondo secolo avanti l’E.V.; ….. quindi, la Comunità Ebraica di Roma, la Sinagoga romana è più antica del Papato. Ed esisteva (in Italia) una Diaspora ebraica anche prima dell’avvento del Cristianesimo ……

   
Con una presenza così lunga e continua sul territorio, è scontato che l’ebraismo italiano abbia avuto qualche grande maestro anche di Cabalà, pur se questa è sempre stata una componente di minoranza nel quadro complessivo della religione ebraica. Inoltre, le comunità ebraiche sono sempre state molto esigue nella nostra penisola, e ciò ha ulteriormente ridotto la probabilità di trovare in esse dei maestri di mistica, notoriamente un’area per pochi. Senza pretese storiche, ricordiamo solo il rabbi Menachem da Recanati (1250-1310), e l’eccelso Moshè Chaim Luzzatto, detto Ramchal (1707 – 1746), uno dei più grandi geni della Cabalà di ogni tempo e luogo. L’opposizione che il Ramchal  subì dai rabbini italiani, in particolare da quelli di Venezia, che lo costrinsero ad fuggire dall’Italia, continuando a screditarlo e a perseguitarlo perfino all’estero, è una delle pagine più grigie della storia dell’Ebraismo italiano. Ad onore del vero, non è ancora stata fatta una sufficiente teshuvà, da parte degli eredi di coloro che istigarono quella persecuzione. La risplendente grandezza del Luzzatto era invece evidente al suo illustre contemporaneo, il Rabbi Gaon Eliahu di Vilna (Lituania), tutt’oggi considerato tra le massime autorità dell’Ebraismo di ogni tempo e luogo, maestro di ogni ramo dell’Ebraismo, come pure della Cabalà. Secondo un racconto non verificato ma molto noto, rabbi Eliahu disse una volta che sarebbe stato pronto a viaggiare da Vilna a Padova (più di 2000 km) solo per incontrare e per studiare con il Ramchal.


   Ma non è questo il punto centrale del nostro articolo, che tratta invece di una controversia più recente, tra due grandi rabbini italiani: Samuel David Luzzatto (Trieste 1800 – Padova 1865) e Elia Benamozegh (Livorno 1823 – 1900).


 Samuel David Luzzatto . Personalità straordinaria, di una fertilità incredibile, questo Luzzatto, nome abbreviato a Shadal, non era parente diretto del Luzzatto cabalista, pur essendo nato a Padova ed avendo lo stesso cognome. Ebbe una vita molto dura dal punto di vista umano, subendo gravi lutti, ma ciò non gli impedì di diventare un grande maestro di Torà. Non c’era disciplina nella quale non lasciò un suo segno. Era filologo, storico, critico, editore di testi medioevali ebraici, bibliofilo, perfino poeta. Non aveva però nessuna stima della Cabalà, alla quale era fortemente opposto. Il Shadal si tenne sempre fedele al filo della tradizione ortodossa, pur se profondamente consapevole delle novità con le quali il pensiero scientifico stava inondando la cultura occidentale.

Riportiamo alcune sue frasi, per avere una sensazione della stoffa del personaggio:

   -  “la verità è caratterizzata da vari livelli, e la grazia e la misericordia sono le basi della verità stessa.


   - La cosa principale in un uomo, è la giustizia nel suo cuore, e non parole dotte costruite su basi vuote e vane. L’ebraismo non deve essere influenzato dalle letterature e dalle filosofie esterne, poiché già completo di tutto ciò che necessita la sua trasmissione.


   - La saggezza di Israele, è fondata sui detti degli antichi dotti della Mishnà i quali non ricevettero nulla dalle culture degli altri popoli e la sua peculiarità fondamentale è di aver sempre mantenuto integra la propria identità. Seguire ciecamente la moltitudine, significa perdere il senso della nostra unicità fino a dimenticare la lingua dei nostri padri. Il porre in rilievo invece la nostra volontà di esistere nella piena consapevolezza della nostra cultura, è il miglior insegnamento da trasmettere alle generazioni future.”

   Samuel Luzzatto è il fondamento sul quale si poggia la tutt’ora esistente opposizione dell’Ebraismo italiano alla Cabalà. Nonostante la sua vasta cultura, il Luzzatto rimase fermo nel suo rifiuto della parte cabalistica dell'Ebraismo. Trascriviamo qui un brano di una sua lettera a Benamozegh (8/9/1863), col quale ebbe una lunga polemica:


   “…l’esoterismo ebraico comprende dottrine vicine a quelle cristiane, e la loro frequentazione conduce al rischio di    conversione…. (firmato): suo devotissimo Sh.Da.L.

fedele ai veri schietti

a favole non misti/
amico della pace
anche coi mistici
anche coi gesucristi”

  La sarcastica e senz’altro esagerata equiparazione tra i mistici e i “gesucristi” non toglie una virgola alla grandezza del Shadal.  Abbiamo semplicemente riportato questi dati per mostrare dove si appoggi e che radici abbia l’avversione di molti rabbini italiani contro la Cabalà.  Sembrava a loro che l’esposizione alle teorie mistiche della Cabalà, avrebbe spinto gli ebrei verso il farsi cristiani. Faremo solo notare il fatto, triste per un ebreo, che la massima parte degli ebrei italiani si è ormai assimilata nei matrimoni misti, o è del tutto laicizzata. E tutto questo è avvenuto senza nessuna, ripetiamo, nessuna influenza di idee cabalistiche, che fino a pochi anni fa erano tenute accuratamente lontane da ogni ambiente ebraico-italiano. Il caso più scandaloso di conversione di un ebreo al Cristianesimo, in tempi recenti, fu quello di Eugenio Zolli, niente meno rabbino capo della comunità ebraica di Roma proprio durante la seconda guerra mondiale. Verso la fine della guerra, lo Zolli, che era diventato un grande ammiratore del papa Pio XII, si convertì al cattolicesimo, causando un grande scalpore nel mondo ebraico. Ebbene, in tutto questo episodio, la Cabalà non c’entra proprio nulla, non essendo un campo di sapere che lo Zolli conoscesse.


   Presentiamo ora la figura di Elia Benamozegh. Citeremo da prima l’emerito prof. Giuseppe Laras, già rabbino capo di Livorno e poi di Milano, in un suo articolo di qualche anno fa. Rav Laras ha una cultura a 360 gradi, e tra le molte sue iniziative, è stato tra i promotori del dialogo ebraico-cristiano, stringendo rapporti di amicizia con l’ex cardinale di Milano, Montini, e il prof. Paolo de Benedetti. Ecco il brano:


   Elia Benamozegh tra misticismo e positivismo. Attraverso la lettura di passi attinenti sia al settore esegetico sia teoretico dell’opera di Benamozegh, viene riproposta – nei suoi diversi e multiformi interessi — la ricca e complessa personalità del Rabbino di Livorno.

   Saldamente ancorato al retaggio mistico dell’Ebraismo e, per quanto riguarda la cosmologia, alla teoria cabbalista luriana, Benamozegh non disdegna di confrontarsi con lo scientismo e il positivismo ottocenteschi su tematiche scabrose quali l’esistenza di altri mondi, creati e via via distrutti da Dio, prima della venuta all’essere del mondo attuale, e su teorie di ampio respiro e di rischiose implicazioni come l’evoluzionismo darwiniano.

   Il tutto all’interno di una fedeltà, formale e sostanziale, all’”ortodossia” della religione, che lo portava a polemizzare con Shadal (Samuel David Luzzatto), il cui rifiuto del contenuto della Qabbalah lo estraniava – a suo dire – da una parte cospicua e qualificante della tradizione religiosa dell’Ebraismo. “


 Traduciamo ora parte di un articolo da Wikipedia in inglese:

   “… Universalismo religioso…. I lavori di Benamozegh sono noti per il libero e disinibito utilizzo di fonti non ebraiche, specialmente il Nuovo Testamento e l’antica mitologia pagana. Benamozeg considerava i Vangeli alla stregua di un midrash ebraico, rispettava Gesù come un Ebreo giusto, ma criticava le innovazioni religiose di Paolo. Nelle sue opere di natura teologica, Beamozegh suggeriva una spiegazione secondo la quale i dogmi cristiani della Trinità e dell’Incarnazione sarebbe delle versioni inaccurate di più profonde dottrine cabalistiche riguardanti le Sefirot. Pur non essendo d’accordo sul concetto cristiano della Trinità, a differenza della stragrande maggioranza dei rabbini ortodossi,  lo considerava una erronea comprensione di complessi principi cabalistici, e non una deviazione radicale dal Monoteismo…”.

   Ripetiamo che le righe precedenti sono prese da un articolo di Wikipedia, che fornisce ampie citazioni nelle note a piè pagina, sia dagli scritti originali del maestro che da un approfondito studio fatto su di lui da Alessandro Guetta. Invitiamo coloro che desiderano documentarsi maggiormente a consultare il link:http://en.wikipedia.org/wiki/Elijah_Benamozegh


……..

   

Osservazioni conclusive. L’Ebraismo italiano ha fatto la sua scelta agli inizi del ‘900, e si è schierato con il più razionale e classico approccio del Luzzatto, voltando le spalle al misticismo coraggioso e anticonformista del Benamozegh. A conti fatti, la saggezza di una tale scelta, che si sperava proteggesse il già esiguo numero di ebrei italiani dall’assimilazione, non si è dimostrata tale. Oggi è ormai evidente un cammino diverso, che andrebbe tenuto nella dovuta considerazione dal rabbinato italiano. È innegabile che, pur coi suoi pericoli e superficialità, sta avvenendo in Italia e nel mondo, un enorme risveglio di interesse nei confronti della mistica ebraica. Chissà che non sia proprio grazie alla “cenerentola” della sapienza ebraica, alla Cabalà, che tanti ebrei e gentili, non riscoprano la via verso il Divino, e non trovino un linguaggio comune, col quale superare i traumi bi-millenari e anche il prevalente distacco da ogni pratica e valore spirituale.

                                                                                             Nadav Hadar Crivelli      (Gerusalemme,  7 di Av 5777)


Note

  1.  ^ a b c Alessandro Guetta, Philosophy and Kabbalah: Elijah Benamozegh and the Reconciliation of Western Thought and Jewish Esotericism, State University of New York, ISBN 0809135418, p. 43: Christianity… also associated the sephirot Tiferet and Malkhut materially and definitely in the person of Christ. Benamozegh contended that, with the dogma of the Incarnation, Christianity invalidated one of the basic tenets of Kabbalah – namely, the perpetual tension between the real and the ideal, symbolized precisely by Malkhut and Tiferet; p. 61-64 “The very core of Feuerbach’s criticism, the anthropomorphic nature of this idea of the divinity, does not bother Benamozegh at all”
  2. a b Elijah Benamozegh, Israel and Humanity, Paulist Press 1995, ISBN 0804753717, p. 329: Jesus was a good Jew who did not dream of founding a rival church; p. 202: According to Christianity, the descend of God into the finite is accomplished in the bosom of mankind alone, or rather in a single man; but for the Kabbalah, the incarnation exists in and through the very fact of the entire creation, although man occupies the central focus

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