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UN



PACIFICO
GIOIOSO
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PER TUTTI

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ragazze danzanti


Tu be Av

La celebrazione e l’anticipo profetico dell’Amore dei tempi messianici.

 

Abbiamo finalmente passato i “giorni tra gli stretti” (yamei bein ha meitzarim), i ventidue giorni tra il digiuno del 17° di Tamuz e l’ancora più tragico 9° di Av, il periodo energeticamente più difficile dell’anno. Stasera, domenica 21 luglio, al tramonto inizia Tu be Av. Questo nome significa: il quindicesimo giorno del mese di Av. Il quindici di ogni mese ebraico è sempre il giorno del Plenilunio. Av è il quinto mese a partire dall’equinozio di primavera, corrispondente al mese del Leone, anche se non tutti gli anni il segno ebraico corrisponde al segno stagionale solare. Infatti il calendario ebraico è soli-lunare, e il conto dei giorni segue le fasi della luna.

 Dice il Talmud (Taanit 26b):

“Non c’erano festività più grandi in Israele di Tu be Av e Yom Kippur. In questo giorno (Tu be Av) le Figlie di Gerusalemme uscivano e danzavano tra le vigne. E cosa dicevano? “Giovane uomo, alza i tuoi occhi e guarda chi scegli per te stesso”………………………………..

Ed è per questo motivo che è scritto: “Uscite Figlie di Gerusalemme, e guardate il Re Shlomo, con la corona con la quale lo incoronò la madre, nel giorno del suo matrimonio, nel giorno del gioire del suo cuore “ (Cantico dei Cantici 3:11)…..

 Tu b’Av cade a sei mesi esatti da Tu b’Shvat, la festa degli alberi (Luna piena di febbraio). L’albero è un simbolo maschile: “lo tzadik fiorirà come una palma” (Salmo 92:13). La forza di crescita in verticale, il suo fare fiori, semi e frutti, pongono l’albero nella categoria della fertilità maschile, sia fisica che spirituale. A conferma si veda anche questo verso del Cantico: “Come un melo tra gli alberi del campo, così è il mio Amato tra i ragazzi” (Cantico 2:3).

  In altra sede:  http://cabala.eu/PAGE58.asp     abbiamo visto il rapporto simbolico tra Tu Be Shvat e il giorno di San Valentino (fermo restando il fatto che, dato che non c’è coincidenza tra un calendario soli-lunare ed uno solamente solare, le date vere e proprie possono differire). Questo asse che attraversa l’anno, dalla luna piena di febbraio a quella di agosto, è l’asse della “celebrazione dell’amore”, nei suoi due aspetti, maschile e femminile. Abbiamo già visto che Tu b’Shvat è connesso alle qualità del Maschile. In Tu b’Av l’iniziativa era invece alle donne. Le ragazze nubili uscivano e danzavano tra i vigneti intorno a Gerusalemme, invitando i ragazzi a fare la loro scelta. Si vestivano di bianco, scambiandosi i vestiti tra di loro, di modo che non si potesse distinguere tra ricche e povere. Erano le ragazze che agivano per prime, anche se la scelta era poi dei giovani uomini che le osservavano. 

Un’antica tradizione afferma che in quel giorno così speciale, felice come e più dello stesso Yom Kippur (il giorno più santo di tutto il calendario ebraico) era come se si aprisse l’occhio profetico dei giovani. Le coppie di anime gemelle si riconoscevano e si sceglievano senza esitazioni, senza errori, e senza successive delusioni. Questa era la potenza straordinaria di Tu b’Av. A riguardo del mistero dell’Anima Gemella, cosa sia veramente, come intendere questo meraviglioso ma anche ingannevole concetto, Nadav Hadar ha tenuto a maggio una lezione a Parma, chiamata: la costellazione dell’anima gemella, disponibile in mp3 a chi ne farà richiesta. 

Questi insegnamenti su come vada intesa la Gemellanza Animica contengono elementi di novità rispetto a spiegazioni precedentemente date nei libri e nelle dispense di Nadav.

 È come se il segreto dell’Amore cosmico penetrasse la ruota dello spazio-tempo (la ruota zodicale) da queste due finestre opposte: 15 gradi nell’Aquario e 15 nel Leone. Associare queste due polarità dell’Amore alla classica coppia maschile-femminile è una possibilità, che andrebbe spiegata ed illuminata ulteriormente. Tuttavia in questo articolo vorremmo porre l’enfasi su di un altro aspetto di questa polarità cosmica, sui due tipi fondamentali dell’Amore. Per farlo, traduciamo un testo ispirato dagli insegnamenti del Rebbe di Lubavitch, tratto dal sito chabad.org.

 Ci sono due tipi d’amore dicono i maestri del Chasidismo. C’è un amore che nasce dal cuore e dalla mente dell’essere umano, quando pondera, medita, riflette e contempla la grandezza e la desiderabilità di una persona (o di una cosa o di uno stato dell’essere), e così facendo sviluppa sentimenti d’amore e di attrazione verso di lei o di lui o di esso.

 Poi c’è un amore innato, che la persona non crea da se stessa, ma potrebbe addirittura non essere consapevole di possedere questo amore. Esso risiede nel suo cuore fin dalla nascita, è un legame e un’attrazione naturale verso un qualcosa che é impiantato nella sua anima in virtù di chi e di ciò che lui o lei siano. Questo secondo tipo d’amore si chiama anche Reuta de Liba (la volontà superna del cuore).

“Amerai il Signore tuo Dio…” (Deuteronomio 6:5) è una componente cruciale della nostra relazione con Onnipotente. A parte il fatto che amare D-o è già di per se una mitzvà (precetto religioso), è anche un prerequisito per l’osservanza propria di tutte le altre Mitzvot. Se l’esecuzione dei precetti non è motivata dall’amore di D-o, essa diventa erratica, confusa, imprecisa, meccanica. Solo l’amore vero D-o ci mette in grado di servirlo in modo integrale e durevole.

 Anche l’amore verso D-o è presente nelle due forme prima descritte. Tramite lo studio e la meditazione su ciò che D-o ha rivelato di Se stesso tramite la Torà (nei suoi due aspetti segreto e rivelato), contemplando e meditando su queste verità, una persona sviluppa un sentimento di amore verso il Creatore, un desiderio di avvicinarsi a questo Essere grande e magnificente, di unirsi e diventare un’unica cosa con lui. Infatti, una delle funzioni primarie della preghiera, che è chiamata “il servizio del cuore”è di generare amore per il Creatore tramite il meditare sulla sua grandezza e maestosità. Tuttavia, anche la persona che non riesce a creare in se questo tipo di amore “auto-generato” può rivolgersi all’altro tipo di amore verso D-o, che un l’anima ebraica possiede come “eredità dai Padri e dalle Madri”. Abramo, il primo ebreo, era l’incarnazione del vero e proprio amore di D-o”. e Dio lo ricompensò dandogli il dono della paternità…..

 I vantaggi del secondo tipo d’amore sono evidenti. Ogni figlio di Abramo, anche quelli spirituali,  lo possiede, senza tener conto dell’estensione delle sue capacità cognitive e meditative, o della sua sensibilità spirituale. Inoltre, l’amore auto-generato sarà sempre limitato dalle capacità finite della mente e del cuore che l’anno creato, e fluttuerà insieme allo stato sentimentale ed intellettuale della persona, a seconda dei momenti.
L’amore innato, siccome è un dono, ed è infinito e inequivocabile, sarà stabile e costante. Ma ci sono dei vantaggi anche nell’amore del primo tipo. Sebbene inferiore nella sua natura e nel suo scopo, viene percepito con maggiore intensità, ed è un’esperienza più esuberante. Poiché questa è la nostra natura: ciò che noi creiamo è più prezioso di ciò che riceviamo in dono. Ciò che concepiamo noi stessi è più rilevante e reale di ciò che impariamo dai più grandi tra i grandi maestri.
 
 
Più che vedere questi due tipi d’amore connessi con l’una e l’altra delle due feste, il miracolo interiore che avviene a Tu b’Av è che questi due amori si interincludono. L’interinclusione è la reciproca assimilazione dell’essenza dell’altro. È ciò che rende questo giorno così felice per  Israele, più delle grandi festività classiche: Pessach, Shavuot, Rosh Ha Shanna, Sukkot. Qui trovate una spiegazione facile e basilare sugli eventi che rendono Tu b’Av così speciale: http://www.ucei.it/?cat=3&pag=18&subpag=44

Si badi bene, la portata presente di questa festività è solo una piccola percentuale della sua potenzialità futura. Nel suo dispiegarsi vero e proprio, questa giornata contiene il segreto della perfetta riconciliazione tra i due poli opposti di tutta la realtà: il maschile e il femminile, il superiore e l’inferiore. Come detto, non è solo la festa dell’Amore, maschile o femminile, bensì la celebrazione dell’interinclusione tra amore divino e amore umano.

 Siamo tutti testimoni diretti o indiretti dell’estrema difficoltà che, in particolare in tempi recenti, esiste nei rapporti tra i sessi. Andando in profondità, si può ipotizzare che ciò è forse il sintomo più importante della crisi e decadenza della società occidentale in genere, e non solo. Pur con il cammino di emancipazione compiuto dalla donna, l’occidente non ha ancora trovato dei modelli validi di relazionarsi tra i due sessi, e brancola nel buio. Peggio ancora avviene in quelle culture o religioni in medio oriente e altre parti del mondo, nelle quali la donna è considerata il pericolo numero uno all’integrità etica dell’uomo. Senza fare nomi, è sotto gli occhi di tutti l’estrema sperequazione ed vilipendio alla quale essa è sottoposta. Che in condizioni del genere possa fiorire uno solo dei tipi d’amore descritti prima, è pura fantascienza. Ecco che Tu b’Av è una profezia di natura messianica, un assaggio di un’epoca d’oro nella quale l’armonia scenderà su di noi proprio grazie alla riconciliazione dei poli maschile e femminile, realizzata sia all’esterno che all’interno.

 Tornando agli eventi o alle usanze in vigore nel giorno di Tu b’av, ci interessa particolarmente il fatto che membri di diverse tribù potevano sposarsi, solo quel giorno lì. Ora riflettiamo su cosa possano rappresentare oggi le dodici tribù d’Israele: dodici tipologie caratteriali che includano il buono e il meno buono di ogni aspetto umano. Al di là del popolo ebraico (oggi composto dai soli discendenti della tribù di Yehudà, quindi una sola delle dodici), le tribù sono componenti dell’intera umanità. Il giorno del loro libero potersi sposare tra tribù diverse, rappresenta un futuro periodo nel quale troveremo vere chiavi unificatrici oltre le culture e le razze, riconosceremo le nostre parti gemelle ovunque esse si possono trovare. Meglio, ne verremo riconosciuti. Non si parla di semplici matrimoni misti, nei quali c’è solo una sovrapposizione di due entità distinte, ma non una loro sintesi. Di parla di una profonda fusione alchemica, capace di dare nascita a terze entità che saranno i semi della Nuova Umanità.

 Auguriamoci reciprocamente di riuscire ad avere almeno un assaggio, interiore e, si spera, anche esteriore, di una tale armonia e accordo!

 


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