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Riflessioni sulla vastezza e profondità della Sapienza cabalistica.

 

 

ROSH HA-SHANNA’ 5775

 

Tra pochi giorni sarà Rosh Ha Shannà, il Capodanno ebraico.  In assorta preghiera, ed aprendo tutto il nostro essere al suono dello Shofar, accoglieremo il Nuovo Anno chiedendo al Creatore di scriverci e sigillarci nel Libro della Vita. Come augurio e benedizione alle nostre famiglie, agli amici ed amiche, a studenti e lettori, vorremmo trarre preziose indicazioni ed insegnamenti dal numero completo dell’anno che sta per iniziare: il 5775. Com’è noto agli studenti della Chokhmat Chen (Sapienza dell’Armonia segreta), i numeri contengo sempre straordinarie tracce ed allusioni.  In particolare, 5775 è un numero palindromo, cioè identico sia che lo si legga da sinistra a destra che da destra a sinistra. È una curiosa proprietà che può appartenere anche a parole o frasi, e di ciò ci siamo occupati in un articolo di pochi anni fa, pubblicato qui:
http://cabala.eu/PAGE94.asp

I numeri palindromi hanno risvegliato anche l’attenzione dell’algebra. Sul web c’è un sito, OEIS, enciclopedia delle sequenze dei numeri interi, che ha classificato la sequenza dei numeri palindromi come A002113.

 

Come prima cosa, l’ultima volta nella quale c’è stato un anno ebraico di numero palindromo è stato nel 5665, cioè 110 anni fa. La prossima volta sarà nel 5885, cioè tra centodieci anni. Si tratta perciò di un’occorrenza molto rara, e non tutti gli esseri umani vivono abbastanza per vederne una. Non utilizzeremo questa particolarità né per fare profezie apocalittiche, né per assicurare “apertura di portali cosmici” con relative visite di extra-terrestri. Questa è la nostra benedizione di base:

Partiamo dal presupposto che ogni numero contiene uno o più messaggi, d’importanza variabile. Sta alla nostra sensibilità, apertura, recettività, fantasia ed immaginazione, oltre che ad adeguati strumenti di ricerca, scoprire quali essi siano, e se hanno rilevanza per noi. Certamente, gli straordinari strumenti simbolici della Cabalà, specie se abbinati a quelli di matematica e scienza, ci danno un aiuto insostituibile. Vedremo tra poco come la proprietà palindroma del 5775 ci porti a riflettere sulla simmetria e sulla reversibilità del Tempo.

 

Ricordiamo come per la Cabalà leggere ed interpretare un processo che si sta svolgendo dall’inizio alla fine è l’opera fondamentale della potenza dell’intelletto chiamata Binà, “Intelligenza”. Binà ha la stessa radice di “banà”, “costruire”. Binà coglie i semi di Chokhmà, della Sapienza, e li sviluppa attraversando varie fasi, fino a farne delle costruzioni organiche. Viceversa, la capacità di vedere ed interpretare a ritroso una sequenza di eventi, è una qualità della potenza chiamata Chokhmà, Sapienza. Sapienza ed Intelligenza sono le due Potenze superiori dell’Albero della Vita, i suoi due “cervelli”, in alto a destra e in alto a sinistra.

 

Il Libro della Formazione concentra e riassume questa duplice dinamica in una semplice frase:

“profondità dell’Inizio e profondità della Fine”, (omeq reshit ve-omeq acharit). I commentatori sono unanimi nel riconoscere la potenza chiamata Sapienza con la “profondità dell’Inizio” e la potenza chiamata Intelligenza con la “profondità della Fine”. Il vettore tempo unisce queste due Profondità. Nel mondo macroscopico tale vettore è irreversibile, va solo e soltanto in una direzione: dal passato al futuro, dalla Sapienza all’Intelligenza. Non è così nel mondo nucleare. La famosa “scuola di Copenhagen” (della quale hanno fatto parte i più famosi fisici del 1900), afferma che la meccanica quantistica è governata dall’equazione di Schrodinger, che è simmetrica nei confronti del tempo. Ciò significa che ci sono particelle che possono viaggiare dal presente verso il passato, esattamente in simmetria con altre che viaggiano dal presenta al futuro. Al verificarsi regolare di questo fenomeno dobbiamo, ad esempio, il fatto che gli elettroni siano così piccoli ed abbiano una carica elettrica che non viola le leggi base dell’elettromagnetismo.

 

Senza perderci in considerazioni fisiche, vogliamo dire che quest’anno, il 5775, ci porta una particolare benedizione: il vedere come tutto scorra sia in una direzione che nell’altra, a lei speculare: dal principio alla fine e dalla fine al principio. L’Intelligenza è “vedere la fine di un processo”, o meglio, il suo “fine”. Sapienza è vederne l’inizio. 

 

Si badi bene però, il Libro della Formazione fa precedere sia ad inizio che fine il termine “profondità”(omeq עומק) Facciamo un esempio che lascerà alcuni di voi perplessi, in quanto va contro le accettate presenti teorie scientifiche sulla creazione dell’essere umano. Secondo di esse, in origine, in principio, gli esseri umani erano dei primati, ne più e ne meno che delle scimmie. E la fine? Cosa ne sarà alla fine degli esseri umani? La scienza non può predirlo, ma se davvero la storia avesse delle proprietà palindrome, rischieremmo di tornare ad esserlo. Non facciamo battute su innumerevoli fatti di costume e su certi eventi di cronaca attuale, che sembrerebbero provare una tale ipotesi, poiché Rosh Ha Shannà è un momento da dedicare tutto ad una visione positiva.

 

Piuttosto, il Libro della Formazione usa il termine “profondità”, che è l’opposto di “superficialità”. Dell’ipotesi scientifica dell’evoluzione dai primati agli esseri umani possiamo semplicemente dire che è “superficiale”. La “profondità del principio” è piuttosto la visione mistica e contemplativa della coppia Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden. Andando ancora di più in profondità, la Cabalà ci guida a ritroso lungo i gradini dell’Ordine della Concatenazione, fino ai misteri dell’Adam Qadmon, e fino all’Essenza della Luce Infinita che ha preceduto la Restrizione iniziale. Cos’è dunque la “profondità dell’Inizio”, percepibile solo con la vera Sapienza? È la Perfezione assoluta dalla quale l’universo è stato tratto, e della quale è sicuramente tutt’ora composto e dalla quale esso è costantemente sostenuto e rinnovato.

 

In modo analogo, la scienza non ci dà una visione così poi positiva della fine. In astrofisica sembrerebbe che l’universo sia destinato a spegnersi, stelle e galassie a consumarsi, pur in un tempo lunghissimo e pur attraverso una grande varietà di modi diversi. Nella storia assistiamo a fenomeni di corsi e ricorsi, durante i quali imperi, stati, culture, civiltà e popolazioni , nascono crescono, arrivano ad un apice, iniziano a decadere sino a morire e scomparire. Nulla di particolarmente eccitante. Proprio quando crediamo di esserci evoluti e di essere diventati così speciali, ci volgiamo da un'altra parte del mondo e vediamo gli orrori peggiori che si possano immaginare. Ma stiamo andando avanti o indietro? Ebbene, anche qui siamo di fronte soltanto ad una visione “superficiale” della Fine.

 

Se invece cogliessimo la sfida postaci dal Libro della Formazione, ed andassimo alla ricerca della “profondità della Fine”, scopriremmo la visione, avuta dai profeti di Israele, di un mondo perfetto, di una società riconciliata,nella quale non ci sarà più né guerra né malattia, e neppure più la morte. Anche sole luna e stelle subiranno delle trasformazione che vanno ben oltre le note leggi fisiche. La loro luce è destinata ad aumentare, finch’è la Luce stessa di Dio prenderà il loro posto:

 

Isaia 60:

Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né la luna ti illuminerà più col suo chiarore; ma l'Eterno sarà la tua luce eterna e
il tuo DIO la tua gloria

Il tuo sole non tramonterà più e la tua luna non si ritirerà più, perché l'Eterno sarà la tua luce perpetua
e i giorni del tuo lutto saranno finiti.

 

Eccoci giunti agli auguri.  Che la proprietà del numero di quest’anno, di poter venire letta dal principio alla fine e dalla fine al principio senza cambiare, ci rafforzi la fede nella Profondità del Principio e nella Profondità della Fine. Tutto viene dalla Luce dell’Ein Sof e tutto ritorna alla Luce dell’Ein Sof. Con la differenza che mentre le creature all’inizio erano indistinte, cancellate nella luminosità del tutto, alla fine la Luminosità divina non cancellerà le sue creature, bensì le aiuterà a mantenere la loro individualità e singolarità realizzate.

 

Tutto è stato creato dal Piacere iniziale, bereshit = in principio = beit osher = casa della beatitudine. E tutto converge verso la beatitudine finale. Binà è la gioia del mondo a venire, un mondo che anche noi avremo contribuito a costruire. Non dimentichiamolo mai. Non lasciamo che l’esteriorità e la superficialità ci impediscano di guardare nella Profondità di ciò che ci ha preceduto e di ciò che ci segue.

Come per la parole palindrome, anche i numeri palindromi sono rappresentativi di una terza e ancora più importante delle potenze dell’Intelletto dell’Albero della Vita: la Conoscenza, Da’at. Essa è l’asse unificante tra Sapienza e Intelligenza. Se lo percorriamo avanti e indietro, e indietro ed avanti, è solo in virtù delle qualità di Da’at, dell’undicesima sefirà. Possa quest’anno essere la Fonte della Qualità unificatrice del tempo, del “conoscere il Tempo ( Da’at si può leggere come la contrazione di “da et”  עת   דע, “conosci il tempo”). Finalmente dalla conoscenza della separazione che Adamo ed Eva scelsero “nella superficialità dell’inizio”, ci muoveremo alla Conoscenza dell’unificazione”, che Adamo ed Eva intendevano scegliere, nella “profondità dell’inizio”. E noi, che ormai viviamo i tempi vicini alla fine, conquistiamo la simmetria e la reversibilità del tempo. Facciamolo nostro, usiamolo senza venirne usati.

 

Come undicesima sefirà, Da’at è presente anche nel numero 5775, che è un multiplo di 11. esattamente è 11 x 525. Da’at dunque non è solo conoscenza ma molto di più, è “unificazione”. Sarà l’anno della unificazione nella preghiera (tefilla = 525 = תפילה ). Sarà l’anno dell’unione tra l’aspetto uno ed unico di Dio (YHVH 26)) e il suo aspetto molteplice, quello presente in ogni cosa creata (TZEVAOT  499) (26 + 499 = 525). Sarà per noi l’anno di unione “corpo e anima” (guf ve nefesh = 525 = גוף ונפש, nella scoperta dell’”asse galattico” e della “via del fuoco”.

 

 


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