LA MERKAVA'



                                                                 Il Dono della Torà, l'esempio migliore di un viaggio mistico collettivo


IL COCCHIO CELESTE

          La Cabalà dedica ampio spazio allo studio di un veicolo di grande importanza per compiere ogni viaggio mistico ed estatico: la Merkavà, il Cocchio Celeste. “Merkavà” viene da una radice ebraica indicante sia “cavalcare”, che “montare dei pezzi insieme”. Quest’ultimo significato si riferisce alla complessità del “cocchio”, che è composto da molteplici parti costruite in un unico insieme. Analogamente a quella che potrebbe essere la moderna tecnologia dei viaggi spaziali, la Merkavà richiede una attenta e precisa sovrapposizioni di elementi, in parte fisici (pietre o metalli), in parte psichici (come i fluidi emanati dall’anima) e in parte spirituali (come la potenza di determinate lettere o permutazioni o combinazioni di Nomi divini, detti anche yichudim). Un esempio biblico molto avanzato di tutto ciò è il Tabernacolo del deserto, costruito dai figli di Israele come prototipo del futuro Tempio. Esso è sicuramente un esempio di Merkavà. Nelle sue vicinanze le persone potevano fare esperienza di rapimenti estatici, di condizioni di “coscienza allargata”, chiamata nelle Torà: “ruach ha-qodesh”, “Spirito Santo”, o anche spirito di profezia. Non si confonda il termine “merkavà” con quello, peraltro molto simile: “merkabà“, che si riferisce a tecniche provenienti dall’esoterismo dell’antico Egitto. La Merkavà invece, è basata su concetti della Cabalà, lettere ebraiche, Nomi di D-o, tutti di fonte biblica.

                     In passato, negli incontri della nostra scuola, abbiamo dedicato interi seminari alla Merkavà, (vedi link 1, 2, 3). Tutto sommato, si è trattato di un lavoro preparatorio. Proponiamo in futuro un lavoro individuale o in piccoli gruppi avanzati, da stabilire di volta in volta, a seconda delle necessità. In questo articolo faremo semplicemente un ripasso-sintesi a riguardo dell’aspetto triplice del Cocchio Celeste, come spiegato dal Cantico dei Cantici. Chi desiderasse una trattazione più dettagliata, può acquistare il CD conclusivo degli incontri sul Cocchio. (Per avere informazioni sul CD inviare una mail cliccando qui).

La triplice Merkavà del Cantico dei Cantici.

                   Molti libri e versi della Bibbia contengono riferimenti più o meno velati ai segreti del viaggio nei mondi spirituali superiori. Nel Cantico dei Cantici, il re Salomone, si riferisce a tre aspetti del Cocchio:
          1) il Cocchio del Faraone (“alla cavalla del cocchio del faraone ti ho paragonato, compagna mia..” (1, 9)
          2) il Cocchio Porpora (“il suo cocchio è di porpora…, ricamato al suo interno con amore dalla figlie di Gerusalemme“, 3, 10)
          3) il cocchio del mio popolo generoso (“markevot ami nadiv” 6, 12)

In breve, il primo, il cocchio della cavalla del faraone, è un viaggio mistico che ha come motore di propulsione la potenza della propria compagna d’amore. All’interno di questo aspetto della Merkavà si radunano tutti gli insegnamenti riguardanti la sessualità sacra, cioè come fare dell’esperienza dell’unione fisica un’occasione di profonda illuminazione ed ispirazione dell’anima. Sia chiaro che non si tratta di una sola affinità di natura fisica, poichè senza una sincera gemellanza tra le anime, il viaggio rimarrebbe di natura breve e imponderabile. Il cocchio sarebbe sottoposto a notevoli turbolenze, che lo renderebbero, prima o poi, ingovernabile. In genere è il discorso dello hierosgamos , o della conjunctio oppositorum, sviluppato anche dall’alchimia. Sono insegnamenti altamente esoterici, che il re Salomone imparò dalla saggezza egizia. È un cammino regale, da “faraone”, non è per tutti, ed è essenziale compierlo con una compagna che sappia come svolgere la parte femminile. Ripetiamo, è un cocchio difficile e delicato, in quanto dipende sia dal grado di conoscenza esoterica che dalla fedeltà o meno che c'è tra i compagni.

                  Il secondo viaggio è il “cocchio angelico”. E’ un veicolo di viaggio mistico, per così dire, trainato dagli stessi Arcangeli. Infatti, la parola Argaman (porpora) è composta dalle iniziali dei nomi degli angeli principali (Uriel, Refael, Gavriel, Michael, Nuriel). Questo forse è la versione del cocchio più classica per la Cabalà. I grandi maestri della Cabalà tradizionale seguivano questa via, che può venire praticata in solitudine, e in relativo distacco dal mondo dei sensi e della fisicalità. La propulsione viene ottenuta con la preghiera e la meditazione sui Nomi degli Angeli e di D-o. Il venir scelti per ricevere esperienze di una tale nobiltà mistica resta comunque un dono non programmabile. Ci si può preparare per esso, ma in ultima analisi si tratta di un dono della Grazia divina. La medesima osservazione si può estendere anche alle altre due vie.

                  Il terzo cocchio, del popolo generoso, è, per così dire, il più democratico. Si tratta di un’esperienza mistica condivisa simultaneamente da un certo numero di persone, grande o piccolo. L’esempio più classico, e forse anche più macroscopico, è il dono della Torà, sul monte del Sinai, dove 600.00 ebrei, secondo la tradizione, ebbero in simultanea la visione dei Cieli che si aprivano e dell’ascoltare la Voce Divina. Affinché questo cocchio si compia, occorrono diverse condizioni. La prima è “lo yaadati nafshì”, “anima mia non sapevo”, il superamento delle conoscenze precedenti, delle convinzioni di essere degli esperti in materia. Poi c’è il “ami nadiv”, il popolo generoso. Non basta un desiderio di democrazia, una certa posizione ideologica di eguaglianza sociale. Occorre avere generosità ed altruismo, estesa condivisione dei beni fisici e di quelli spirituali. Al contrario della prima via, che era esclusiva (il faraone), questa è più collettiva (il mio popolo). Tuttavia, “nadiv” non significa solo generoso, ma anche “nobile”. È essenziale quindi possedere nobiltà di carattere e tratti d’animo delicati, raffinati, educati. Ad esempio, persone di natura volgare o non salgono, oppure prima o poi vengono fatte scendere, come parte della loro Teshuvà. Ci vuole tutta una preparazione, come anche nei due casi precedenti, altrimenti il viaggio sarà breve e non avrà conseguenze trasformanti sulla persona che lo compie. Il terzo cocchio fa parte di una visione “messianica”, ed è il veicolo verso lo stabilirsi di una società radicalmente migliore di quella presente.

                Infatti, l’aspetto comune di tutte queste esperienze è che esse servono ad imprimere dei profondi cambiamenti alla persona che le compie, e di riflesso, alla comunità della quale essa fa parte. La sua intera vita ne riuscirà trasformata, il proprio modo di agire, di pensare, di sentire. L’individuo si verrà a trovare parte di quei nuovi cieli e nuova terrapromessi da Isaia (65, 16-17):

                            “perché saranno dimenticate le tribolazioni antiche, saranno occultate ai miei occhi.
                                                                          Ecco infatti io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato…”

A chi fosse più interessato al soggetto, ricordiamo che tramite dei semplici scritti c’è un limite a quanto si può apprendere. Ci vuole un contatto diretto con l’insegnante e/o con il gruppo che pratica questa Via. Circa programmi futuri, è opportuno inviare una email.

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