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UN



PACIFICO
GIOIOSO
 PROSPERO


PER TUTTI

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SHAUL DI RECHOVOT HA-NAHAR


Shaul, il re della città dall’ampio fiume

“Così Esaù andò a vivere in Seir, Esaù è Edom…

… e questi sono i re che governarono la terra di Edom…

… regnò Shaul di Rechovot ha Nahar, la città dal fiume ampio. “

(Genesi cap. 36, versi 8 .. 31 …  37)

Una piccola storia, forse una leggenda, un po’ drammatica, ma possibile, decisamente attuale. Una grande città, Rechovot ha Nahar, cresciuta anche grazie ai commerci e ai trasporti sul grande fiume che la attraversava. Scienze e cultura erano molto sviluppate, l’ampiezza del fiume simboleggiava l’apertura mentale degli abitanti. Essi traevano dal fiume tutta l’acqua necessaria, come pure, vi gettavano i rifiuti del centro urbano. Forse il luogo originale era in Mesopotamia, ma oggi a chi scrive fa più venire in mente Parigi. Il simbolo è aperto, e potrebbe applicarsi anche ad ogni città vicina ad ampi specchi d’acqua dolce.

La storia si svolge in tempi antichi, nei quali  la monarchia era l’unico ed indiscusso sistema di governo. Il re di quell’epoca si chiamava Shaul. Che strano questo nome! Com’è strano che in italiano venga sempre tradotto “Paolo”! Il primo a tradurlo in questo modo fu il grande Paolo di Tarso, discepolo di Cristo, autore di importanti scritti del Nuovo Testamento. Era un ebreo prima, di nome Shaul. Eppure sono due nomi così diversi: “Paolo” viene dal greco che significa “piccolo”, mentre invece in ebraico “Shaul” è come “sheol”, il mondo degli inferi, non l’inferno, bensì un luogo buio e sotterraneo, corrispondente ad una vita limitata, soprattutto noiosa e triste, dalla quale si cerca evasione col divertimento fine a se stesso, con la trasgressione momentanea, per poi ritornare nelle file del gregge. “Sheol” viene dal verbo “domandare” (shaal): è una domanda insistente, ossessiva, una ricerca perennemente insoddisfatta. Oggi, il rendersi conto che molto della vita moderna, pur nella sua libertà ed opulenza, non è molto di più di uno Sheol, porta un numero sempre più grande di persone ad utilizzare psicofarmaci.

Sta di fatto che, pur essendo il re di una grande e ricca città, Shaul si sentiva solo da morire! Depresso ed annoiato. Si divertiva solo quando riversava un po’ di feticismo nei suoi preziosi oggetti privati: le carrozze, i cavalli… Oppure quando raccontava agli amici o ai cortigiani le sue ultime avventure con le concubine di turno. Così narra la storia:  lui oscillava sempre intorno alla condizione di: “inferi”. Infero, inferiore. Che destino strano per un re, che in teoria avrebbe dovuto essere al di sopra di tutti!  All’esterno sembrava che il re si divertisse un sacco, ma guardarlo dentro, proprio non era così. Per amore di verità, quello era anche lo stato d’animo diffuso nella sua città. Vi si tenevano grandi banchetti e festini, la ricchezza doveva pure servire a qualcosa. Inutile dirlo, il sesso si praticava spesso e volentieri sebbene più da “prostituzione” che da amore. Cioè, del tipo: tu mi fai dei favori ed io te ne faccio degli altri. Tuttavia, pur se in prevalenza le relazioni erano motivate dalla sola ricerca di un elusivo piacere e soddisfazione, a volte succedeva anche di innamorarsi.

Qui il nostro racconto diventa surreale, poichè sulla cima della torre più alta della città era appesa una grande clessidra, e dopo che essa segnava il passare di un anno, gli amori dovevano finire. Era una legge locale, ma molto severa e rispettata. Poteva rimanere il sesso, ma non l’amore. Non che tutti gli amori durassero così tanto, un anno era il record. Oltre l’anno? Era come chiedere agli antichi navigatori del Mediterraneo di spingersi al di là delle Colonne d’Ercole! Inaudito! Ma che strano, questo aspetto della città. Chi ne rimaneva penalizzato erano soprattutto i pochi sognatori e poeti della città, che in segreto fantasticavano sulla speranza che esistessero degli amori più lunghi e durevoli.

Che mondo strano quello di Edom, il Rosso! Una delle caratteristiche di tutti i re di quel mondo erano le loro mogli, le loro regine.  Erano donne del tutto incapaci ad infondere vita ai loro mariti! A loro volta, i maschi di famiglia non sapevano affatto come stimolare la vitalità delle mogli, come far loro desiderare di cambiare, di crescere, di allargare i propri valori oltre quello della crassa mondanità che riempiva la loro esistenza.

Della moglie di Shaul non ci si ricorda nemmeno più il nome, tant’acqua è passata ormai sotto i ponti di Rechovot. Ma il suo modello di vita è quanto mai attuale: aveva venduto la propria libertà al marito, faceva quello che voleva lui, con qualche piccola eccezione e distrazione, ed in cambio riceveva tutti gli agi e le sicurezze: compagnia, un uomo importante che le stesse a fianco durante le feste e gli eventi pubblici, una vecchiaia sicura, forse. C’erano due forme di prostituzione nella città.. quella normale, in cambio di poco.. e quella di classe: darsi solo al più ricco tra gli acquirenti. Nel caso della regina, costui era il re in persona. Ovvio non tutte arrivavano così in alto, e c’era chi si doveva accontentare di uomini facoltosi e rispettati, e nulla di più.

A questo punto del racconto, qualcuno dei lettori  potrebbe offendersi, e chiedere come si possano paragonare delle pie e virtuose donne (non tutte tradivano il marito) a delle “prostitute”. Non sarebbe un giudizio severo? Calma, prima di tutto è solo un racconto. Non c’è giudizio. E poi, tutta la storia dei sette re di Edom, e Shaul era il sesto della lista, gira intorno al fatto che nelle coppie non si trovavano i ruoli giusti, e si finiva con lo stare male, o con il non stare più ne bene né male, semplicemente spegnendo la luce dell’auto-consapevolezza. In ebraico “prostituzione” (znut) viene dal termine indicante “cibo” (mazon). È normale, non è un peccato, quante volte si rimane in un rapporto di coppia solo perché esso dà sicurezza nel mondo della praticità. Nulla di male… soltanto, Shaul non ne trovava felicità, e la moglie neppure. Era il medesimo destino per tutti quei re. Prima o poi moriva l’uno e moriva l’altra. Della moglie di Shaul non si sa neppure più il nome; di lui… se fece delle guerre o delle paci? Ignoto! Polvere su piatti di una bilancia ormai fuori uso, poche gocce d’acqua dimenticate a seccarsi in un secchio proprio vicino ad una fonte!

Altro particolare surreale: nonostante il fiume fosse di acqua dolce e ne portasse quanta ne fosse necessaria, qualcuno dei poeti e dei sognatori, usava di nascosto delle piccole sorgenti, al riparo della boscaglia che qui e là cresceva lungo le sue rive. Fu proprio uno di questi carbonari, eccentrici individui, di nome Hadar, che riuscì in seguito perfino a diventare re! Ma questo miracolo lo racconteremo nella prossima storia, del come lui e questa donna speciale, di nome Meitavel, divennero la prima coppia di alchimisti della storia.

In conclusione, per non lasciare il lettore con un senso di pessimismo o di tristezza, anche Shaul avrebbe potuto migliorare sensibilmente la qualità della propria vita, perfino senza psicofarmaci. E come? Facendo un po’ di semplice musicoterapica, abbinata alla preghiera! Shaul vale 337, come “mizmor le David”, “canto di Davide”. Non si stupisca nessuno! Semplicemente provi la musica e la preghiera nei momenti difficili!

Nota per cabalisti esperti. 337 è il valore di Shin Alef Vav Lamed. A parte la già citata identità con Mizmor le David, indicante alcuni dei Salmi di Davide, 337 è il valore di Irussin (Alef Yud Resh Vav Samekh Yud Nun), “fidanzamento”. Forse ciò allude ad una grande condizione di instabilità emotiva, di grande influenzabilità umorale nella condizione del “fidanzamento”. Oppure, al contrario, propone il fidanzamento come rimedio a quella sorta di sensazione di “essere in basso, sotto”, del nome Shaul. Facendo un giro sulla Ruota delle Ghematrie si arriva a 697, come Brit Mila, circoncisione. Ciò allude all’ottavo re, Hadar, il re della bellezza di Yesod. La circoncisione si fa all’ottavo giorno. 697 è anche Nun Shaarei Binà, le Cinquanta Porte dell’Intelligenza.


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