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La Cabala: Soltanto una Moda del New Age?

Studiando la Cabalà. dipinto di Yitzchak Ben Yehuda

Aumentano le testimonianze riguardanti il diffondersi dell’interesse verso La Cabalà, che sta diventando popolare. Ad esempio, negli Stati Uniti da decenni opera la scuola di Philip Berg, The Kabbalah Researche Centre. Il maestro di Berg è Rabbi Ashlag, non più in vita, famoso per avere tradotto l’intero Zohar dall’aramaico in ebraico. Di Rabbi Ashlag abbiamo pubblicato uno scritto in un numero precedente, consultabile nel sito cabala.org. Esiste il rischio che, cercando di rendere accessibile la Cabalà anche a coloro che sono completamente a digiuno di Ebraismo e di esoterismo, essa venga spesso trasformata in un semplice psicologismo di stampo NewAge.  Tuttavia, il successo della scuola di Berg ha superato ogni aspettativa, e ai corsi da loro organizzati partecipano perfino alcune dive dello spettacolo americano. Di qui l’interesse dei media, che non hanno esitato a “profetizzare” che presto la Cabalà prenderà il suo posto al fianco dei vari centri e scuole di spiritualità che prosperano in Occidente. Quindi, oltre che allo Zen, allo yoga, al rebirthing, alle varie forme di meditazione e alle varie religioni riscoperte dal “New Age”, ci sarà, perché no, anche la Cabalà col suo Albero della Vita e le Sefirot. Sfogliando i media, non è difficile percepire in essi un tono di critica e di scetticismo, come se il loro messaggio fosse: “un’altra di quelle mode spiritualistiche, come se non ce ne fossero già abbastanza”.

 

Ma allora, La Cabalà. è soltanto una moda?

Ovviamente non è così. Anche se la Cabalà ha parecchi aspetti in comune con altre discipline spirituali, sia moderne che antiche, in realtà ci sono delle differenze importanti.

La prima è che la Cabalà era e rimane una via lunga e difficile, caratteristiche non certo favorevoli ad una sua popolarizzazione. Sia chiaro a tutti coloro che ci leggono: molte delle vie ed insegnamenti che vanno per la maggiore oggi, fanno credere ai loro partecipanti (in modo più o meno esplicito) che i risultati benefici vengo ottenuti in brevissimo tempo e senza grande sforzo. Basta partecipare a qualche corso,fare un po’ di visualizzazioni e respirazioni, ed ecco che il benessere è assicurato: economico, sentimentale, fisico.
Invece, lo studio e la pratica della Cabalà richiedono un’impegno ed una dedizizone lunghi ed estesi, oltre ad una coerenza etica profonda e sincera.
. Un’altra importante differenza risiede nel fatto che, per seguirla, occorre che la persona possieda una vera e propria “vocazione”, simile a quella degli artisti. Infatti, la Cabalà, pur seguendo dei processi di ragionamento logici e stringenti, compie improvvisi balzi di immaginazione, collegando idee e concetti apparentemente lontani. L’avanzare nel complesso campo della Cabalà richiede una sintesi di tutto rilievo tra varie capacità intellettuali, unite ad uno spiccato senso creativo e d’improvvisazione. Infatti, le associazioni mentali provocate dalle numerose “coincidenze” che emergono dallo studio cabalistico del testo biblico, sono dei veri e propri estri creativi, delle ispirazioni superiori, che mettono in moto meccanismi quasi del tutto inutilizzati della psiche.
Nella Cabalà confluiscono elementi molto disparati: insegnamenti biblici tradizionali, insieme a componenti altamente esoteriche, che per essere apprezzate abbisognano di un minimo di conoscenza della lingua ebraica. Poi, vi sono altri strumenti, basati su alcuni aspetti della numerologia più complessa (le ghematrie). Infine, in essa si trovano anche vere e proprie pratiche meditative e mistiche, capaci di dare alla persona che le compie, delle elevate esperienze di trasformazione e di fusione con il tutto. Ciò è ben diverso dai momenti di “release” emozionali, tipici di certe tecniche psicologiche moderne. Molti dei sistemi in voga oggi sono praticamente delle tecniche che portano la persona in iper-ossigenazione, e quindi le causano delle sensazioni insolite, in parte paurose, in parte affascinanti.

Potrà dunque la Cabalà diventare una sola moda? Implicitamente, se si parla di “moda”, ci si riferisce ad un fenomeno “stagionale”, o comunque passeggero. Oggi è popolare e diffuso, ma domani tornerà dal nulla dal quale è provenuto. Il discorso potrebbe estendersi a tutto quel risveglio d’interessi spirituali in atto nell’occidente oggi. Chiunque vede una forma di “moda” in tale fenomeno, compie un grave errore di valutazione. Ma andiamo per gradi. Senza generalizzare, tutti i vari sistemi e scuole del New Age sono suddivisibili in vari settori:

  1. Discipline ispirate in modo pressoché totale agli insegnamenti delle grandi religioni viventi: Cristianesimo, Ebraismo, Islam, Buddismo, Induismo, Taoismo, ecc. Un discorso a parte merita lo sciamanesimo, che, pur non essendo una religione di per sé, era e rimane diffuso in varie parti del mondo, praticato nei modi più diversi.
  2. Scuole relativamente nuove, dalle radici più disparate. Qui troviamo le società segrete, i vari gruppi occultisti di magia, il neopaganesimo, come pure tutte quelle scuole che si rifanno agli insegnamenti di tradizioni non più in vita, come l’egiziana o la celtica.
  3. Tutti quei molteplici sistemi che in realtà non sono altro che delle pratiche liberatorie dell’emotività bloccata, ottenute tramite sedute di respirazioni forzate, o lavoro di gruppo, quasi sempre di tipo psicologico (EST, rebirthing, ecc.).
  4. Tutti quei gruppi i cui lavori o punti di riferimento sono una mescolanza dei primi tre.

Si tratta, come si vede di un quadro molto complesso. Sono in molti oggi a rifarsi all’etichetta “New Age”, e a dichiararsi depositari e profeti dei cambiamenti aquariani. In realtà, parecchie tra le scuole spiritualistiche sono il trionfo delle brutte qualità dell’età dei Pesci. Ci sono infatti gruppi che basano il loro lavoro sull’autorità incondizionata di un maestro, al quale vanno tutti gli onori (e spesso anche i quattrini), e il cui pensiero e punto di vista non può venire discusso. Altri, come i neopagani, non sono che una riedizione dell’epicureismo, in pratica: fai ciò che vuoi, se ti fa piacere. Essi negano ogni dovere morale, e sono particolarmente contrari alle religioni basate sulla Bibbia, al Dio personale, che accusano di avere posto delle regole di vita non necessarie, causando così dei complessi di colpa e di frustrazione, negli altrimenti liberi e felici gaudenti della vita. Chi pensa che Aquario e libertinismo siano sinonimi si sbaglia di grosso. La via della soddisfazione grossolana e incontrollata dei piaceri dei sensi è stata praticata da sempre, dall’inizio della creazione dell’uomo, e non ha mai portato da nessuna parte, se non alla scoperta dell’esigenza di lasciarla, per qualcosa di più valido.

Piuttosto, il periodo presente di risveglio spirituale, è stato profetizzato da Amos (8,11) quando dice:

“Ecco, vengono giorni, dice il Signore Dio, e manderò una fame sulla terra, ma non sarà una fame di cibo, né una sete d’acqua, bensì il desiderio di ascoltare le parole di Dio”.

Ecco il senso del mangiare (connesso all’Aquario secondo il Libro della Formazione), e il “bere dalle acque della consapevolezza superiore”, la vera opera dell’Aquario. Questo tipo d’esigenza è quanto mai vera e profonda, e sopraviverà alle mistificazioni e agli inganni di tante scuole di falsa profezia.

In realtà molti dei sistemi ai quali abbiamo accennato prima, sono delle buone introduzioni a delle forme di spiritualità più valide e profonde. L’importante è di non perdere di vista il fatto che il traguardo è molto più in là, e che lo stesso desiderio di cose grandi e magnifiche che abbiamo nel mondo materiale, va trasportato nel mondo spirituale.

Il rinnovo e risveglio d’interesse nei confronti delle grandi religioni non è ovviamente una moda, ma rispecchia esigenze sincere e profonde, e segna la fine di quel periodo di materialismo totale che ha dominato la massima parte dell’ultimo secolo. Tuttavia, la durata e la popolarità di tali nuovi interessi, dipendono dalla capacità delle grandi religioni di rinnovarsi, e di offrire un messaggio attuale e illuminante alle persone del mondo d’oggi. Un ritorno ai sistemi e ai credi del passato è semplicemente impensabile.

Purtroppo, gli organi istituzionali che le rappresentano, non sembrano ancora abbastanza consapevoli di questa necessità. Le posizioni da essi mantenute sono quasi sempre di conservatorismo e di chiusura, quasi sempre dettate dalla paura e dall’ignoranza del nuovo, o dal desiderio di difendere certe posizioni di potere, anche se tutto ciò viene nascosto dietro a delle motivazioni dottrinali.

In realtà, se sono vive oggi, tali religioni hanno saputo trasformarsi ed evolversi diverse volte nel passato, ed è indubbio che la grande sfida che hanno davanti oggi è proprio quella di attivare una trasformazione radicale, creativa e innovativa.

Diverso è il discorso dei sistemi e delle discipline del punto 2) e del punto 3), molte delle quali potrebbero rivelarsi in realtà niente di più che mode passeggere. Se vogliono durare, dovranno necessariamente appoggiarsi sui sistemi antichi e tradizionali, sulle grandi religioni rivelate. In una certa misura, questo connubio può essere utile ad entrambe. Le scuole del punto 2) e del punto 3) guadagnerebbero durata e continuità, e contemporaneamente potrebbero rappresentare per la religione tradizionale un passo verso l’innovazione e l’evoluzione, delle quali parlavamo nel paragrafo precedente.

Dunque che ruolo ha la Cabalà in tutto ciò? Unico ed insostituibile. Se intesa nel suo aspetto profondo, essa già costituisce la parte creativa ed evolutiva dell’Ebraismo, quella che può aiutare questa religione, altrimenti molto rigida, ad entrare nel nuovo millennio. Inoltre, la Cabalà contiene una serie d’insegnamenti e di conoscenze indispensabili per il processo di ricongiungimento che tende a stabilirsi tra le varie forme di spiritualità. Secondo la Bibbia, fino all’episodio della Torre di Babele, tutta l’umanità era come un’unica famiglia, e parlava un solo linguaggio. Oggi siamo in molti che desideriamo ritornare ad una condizione di questo tipo. Né ciò significa che spariranno i linguaggi, a vantaggio del trionfo di uno solo di essi. Piuttosto, “l’unica lingua” citata della Bibbia, va intesa nel senso della capacità di comprendere chiaramente ciò che abbiamo da dirci gli uni gli altri. La Cabalà è la maestra dei segreti dei linguaggi, e in base alle loro etimologie, al valore mantrico e numerico delle lettere, in base alla loro stessa forma e nome, può liberare le parole dai loro falsi significati, dalle associazioni spesso negative che esse ci risvegliano quando le sentiamo. La Cabalà può ridare al linguaggio il suo originario potere creativo ed auto-espressivo. Questo è il significato profondo del verso del profeta Sefania (3,9):

“allora riverserò sui popoli una lingua chiara, affinché tutti chiamino il Nome di Dio…”

In ebraico “chiara” (berurà) significa anche “setacciata”, “selezionata”, dal famoso “birur“, già noto a quanti studiano la Cabalà. Sarà il meglio di tutti i linguaggi, la potenza creatrice della parola.

E, dato che “Cabalà” significa “corrispondenza”, essa aiuterà a scoprire gli elementi simili e corrispondenti nelle varie tradizioni. La Cabalà rafforza il senso d’unità che sottende il tutto. Contemporaneamente a ciò, essa rispetta l’unicità d’ogni creatura e d’ogni tradizione. Come tale, la Cabalà è tutt’altro che una moda passeggera, e l’interesse nei suoi confronti è destinato a crescere a ad ampliarsi, anche se lentamente. Purtroppo, uno dei difetti peggiori dell’animo umano è la pigrizia. Ecco che ci s’illude di potere arrivare a dei grossi risultati sul piano spirituale con un minimo sforzo, con qualche seminario di fine settimana, con pochi minuti d’esercizi giornalieri (quando ce ne se ricorda). Ed ecco che, fra le tecniche e le scuole del punto 2)e del punto 3), quelle che prometto un “fast food” spirituale hanno un grande successo. Ma questa è la moda, i vestiti che piacciono quest’anno l’anno prossimo finiscono in un angolo dei guardaroba, cibo per le tarme.

La Cabalà è una disciplina impegnativa e lunga, non sarà mai una moda, ma assumerà gradualmente un’importanza e un’autorità sempre maggiore, col progredire dell’umanità nel nuovo eone. Nelle parole d’Isaia (11,9):

“Allora si riempirà la terra della conoscenza di Dio, così come le acque ricoprono il mare”.

Conoscenza è Da’at, la sefirà centrale superiore dell’Albero della Vita. Lo scopo della Cabalà è quello di rettificare Da’at, di ridarci la conoscenza che Adamo aveva nel giardino dell’Eden, e di portarci ad una conoscenza perfino superiore a quella.


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