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Riflessioni sulla vastezza e profondità della Sapienza cabalistica.



I  PARTZUFIM, LE ESPRESSIONI DI DIO

 

(Questo articolo è tratto dallo studio: Il Serpente e la Parte mancante della storia, che verrà presto tipubblicato su questo sito).

Sia chiaro ed inequivocabile: secondo la Cabalà e il Chasidismo, l’Essenza della Divinità (Atzmut) è una sommatoria vettoriale di molteplici Espressioni, chiamate in ebraico “Patzufim”, che si estendono lungo tutti i livelli del creato e dell’increato, senza soluzione di continuità. L’Unità di Dio non è affatto minacciata né tantomeno negata dalla presenza di queste varie componenti. L’assoluta Unità di Dio è contemporaneamente sia l’origine dei Partzufim, che la loro risultante complessiva.

 

Le Espressioni Divine sono Sei: la più remota ed inaccessibile delle quali, Atiq Yominl’Antico dei Giorni, com’è a volte chiamato, è del tutto rimosso dagli eventi della Creazione. L’Antico dei Giorni rimane immutabile ed inconoscibile, e non subisce influenze da qualsivoglia trasformazione in atto nel creato.

 

La seconda Espressione, Arikh Anpin (il Volto infinitamente lungo), è un’onnipervadente presenza di coesione, che attraversa l’intero creato come se fosse una rete di fili sottilissimi, che unisce e tiene insieme le miriadi di creature. Anche questa componente non è modificabile o limitabile dal libero arbitrio umano, nè dai destini lungo i quali si svolge la storia del cosmo. Essa è bensì la responsabile ultima della sopravvivenza del tutto. Tra le sue varie e meravigliose proprietà, Arikh, il “Volto infinitamente lungo” è l’origine d’ogni guarigione, fisica e spirituale, come dice il verso (Esodo 15, 26):

Poiché io sono Dio, il tuo guaritore

Le iniziali di queste quattro parole (Ki Ani Yhvh Rofekha) formano il termine Arikh, permutato. Inoltre, Arikh è anche l’Infinita Compassione e Perdono che D-o mostra a tutte le Sue creature.

 

Dopo i due Partzufim superiori ci sono due Espressioni più vicine: Abba e Ima, il Padre e la Madre. Esse rientrano già nelle descrizioni antropomorfiche che la Scrittura offre di Dio. Sono presenti in ogni esperienza religiosa o meno del vivere umano. Il loro stesso nome indica dei ruoli che gli uomini e le donne possono assumere nel corso della loro esistenza (si pensi ai Padri e alle Madri del popolo ebraico). Queste due Entità Divine esistono già nel regno antropomorfico, e la loro comprensione e descrizione varia a seconda degli individui e delle culture. Di conseguenza, anche l’efficacia del loro intervento è diversa, e può venire percepita in modo più o meno forte, avendo così un effetto più o meno marcato sulla storia dell’individuo e della collettività. Abba e Ima,Padre e Madre, sono componenti della Divinità che già, in piccola misura, variano e si trasformano a seconda del grado evolutivo umano. Già fanno parte del mondo nel quale esiste l’amore che tutto dona ma anche il progetto che l’amore vuole realizzare. A fianco dell’Amore, esistono anche l’autorità, la legge, il giudizio. Abba e Ima danno sostegno ma anche rimprovero, danno aiuto ma chiedono ed esigono da parte degli umani comportamenti retti ed onesti. Tra gli innumerevoli esempi: “ascolta figlio mio l’etica di tuo padre, e non abbandonare l’insegnamento di tua madre” (Proverbi 1, 8). Più che il padre e la madre fisici, s’intendono qui i due Partzufim menzionati prima.

 

Per ultimo, ci sono le due Espressioni Divine chiamate: “Zeir Anpin”, “Volto in miniatura”, o anche Figlio,  e la “Nuqva”, la Femmina. La costellazione di caratteristiche del Figlio è enormemente complessa. La maggioranza dei comportamenti e delle frasi che la Scrittura attribuisce a Dio fanno parte di questo archetipo. Esso si modifica nel tempo e nello spazio, e, soprattutto, a seconda dell’interpretazione e della lettura che gli uomini fanno di Esso.Zeir Anpin cresce e si ferma, può perfino regredire. S’innamora appassionato, ma anche si offende, è geloso, vendicativo, punitore, giudice severo. Zeir Anpin è contemporaneamente la sede dell’Amore e della Forza, e non sempre è in controllo dell’oscillazione tra l’uno e l’altro di questi due opposti. Qui c’è l’amore tra le creature, l’amore che unisce uomo e donna, il loro afflatus romantico, i travagli che le relazioni umane si trovano ad attraversare. È compassione, perdono, speranza, visione, forza e sostegno. Alternativamente, può essere ira, gelosia, vendetta e punizione. Insomma, è soprattutto Zeir Anpin, il Figlio, il Dio della Bibbia.

 

Nuqva, la Sua Femmina, è la più misteriosa. È la compagna buia e nascosta del Figlio, è il popolo, la comunità dei fedeli. La Femmina è velata nella Terra Santa, o nei luoghi particolarmente cari alla vita religiosa. Essa è totalmente incarnata negli individui e nelle situazioni. All’opposto del polo più alto, Atiq Yomin, la Nuqva, la Femmina, è la più influenzabile tra le Personificazioni Divine, la più coinvolta con la storia della Creazione. Addirittura, Essa soffre le pene del Suo popolo, quando è esiliato (è il concetto dell’Esilio della Shekhinà). Peggio,Nuqva cade in preda ai malvagi, e presta, controvoglia, i suoi poteri divini al servizio degli idoli, alla realizzazioni di progetti tirannici e scellerati. Paradossalmente, in modo totalmente incomprensibile alla mente umana, esiste una dimenzione della consapevolezza nella quale tutta questa componente caduca e fragile coesiste e convive in simultanea col ruolo di felice controparte del Divino maschile, Zeir Anpin, già unita a Lui, già godente dei piaceri della festa nuziale, già contemplante la perfezione assoluta dell’universo. Essa sembra separata solo all’incompleta capacità di visione e d’interpretazione degli esseri umani. Lo Shabbat e le festività ebraiche sono le pieghe temporali nelle quali l’unione tra Figlio e Femmina già si compie.

 

Come ultima osservazione, mettiamo in guardia i lettori dall’immaginarsi l’insieme dei Partzufim (Espressioni di Dio, o Ipostasi), come entità disposte in modo lineare, ad esempio, dall’alto al basso. Neppure una rappresentazione in tre dimensioni, tipo sfere concentriche od intersecantesi potrebbe bastare. I sei Partzufim potrebbero inizialmente essere associati alle sei facce di un cubo, ma solo come prima approssimazione. Un esempio geometrico più corretto potrebbe venire dall’ipercubo a quattro dimensioni, dotato di 24 facce, 32 lati e 16 vertici. In altri termini, i Partzufimsono realtà multi-dimensionali, tutte coesistenti anche nei piani inferiori della realtà, pur se in modo più o meno misterioso e rivelato. 

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