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IL SIGNIFICATO DEL NOME “MERKAVA'”
 
 
Il Ma’assè Merkavàè il cuore degli insegnamenti della mistica ebraica, la Cabalà. “Ma’assè” significa “opera”, e “merkavà” viene dalla radice ebraica Resh Kaf Beit,
רכב
 
 il cui significato principale è “cavalcare”. Al di là dell’atto vero e proprio, “cavalcare” significa attraversare gli spazi delle dimensioni superiori, in un vero e proprio “viaggio mistico”, compiuto con l’utilizzo di un cocchio adeguato: la Merkavà . Nel  mondo politico, economico e militare, merkavà è il nome dei cocchi utilizzati dai combattenti in battaglia, un macchinario di guerra. Ecco la nostra sfida, che è quella di coloro che credono che la pratica delle Via della Conoscenza Superiore possa migliorare se stessi e il mondo: trasformare strumenti di guerra in strumenti di pace
 
Tornando al significato spirituale, come abbiamo studiato durante il nostro ultimo viaggio mistico in Israele a fine agosto, Dio stesso “cavalca” per i cieli
(Salmo 68, 5): “spianate la via a Colui che cavalca (rokev) nel Settimo cielo (Aravot)”
(Salmo 68, 18): “Cavalca Dio miriadi di migliaia di Shinan (angeli)
(Salmo 68, 34): “Colui che cavalca nei cieli dei cieli primordiali
E anche: (2 Samuel 22, 2): “e cavalcava il Cherubino e volava
 
L'intera Cabalà è composta da due "opere" principali: quella della Creazione (Bereshit) e quella del Cocchio Celeste (Merkavà). La prima, il Maasè Bereshit, è il cammino seguito dalla creazione dalla sua sorgente nell'Unità assoluta del Divino, fino all'incommensurabile molteplicità del mondo fisico, dall’alto al basso, tramite innumerevoli passaggi e balzi. L’Opera della Merkavà è invece il ritorno dallo stato frammentato del creato inferiore fino all’Unità divina. Anche questo secondo viaggio attraversa svariate fasi e trasformazioni. Inoltre, esso abbisogna di un veicolo per poter venire compiuto: il “cocchio”. Cosa sia esattamente questo cocchio, come sia fatto e con che parti, è al centro del segreto della tradizione mistica, e fino a pochi decenni fa i Maestri erano oltremodo prudenti nel parlarne o nel divulgarlo. I versi riportati nel paragrafo superiore ci dicono cosa Dio cavalchi: un Cherubino, degli Shinnan (angeli misteriosissimi), e ci dice dove compie questo viaggio: nei cieli dei cieli primordiali, nelle Aravot, il cielo delle mescolanze piacevoli
 

E noi? Ecco che la radice רכב ha un altro significato molto importante: “combinare pezzi insieme, assemblare”. Dunque il Cocchio è il risultato di una delicata e complessa opera di montaggio. È il cammino di ritorno verso l’Unità Principiale, compiuto tramite il paziente ricomporsi dei pezzi dei quali è fatta la creazione. Tuttavia, oltre al Cocchio, c’è bisogno di una mappa del viaggio da compiere. Questa mappa ci viene fornita dall’Opera della Creazione, che andrebbe studiata e praticata prima di quella del Cocchio.

 
Queste due opere sono già menzionate in modo esplicito nel Talmud (Chagiga 11b), che eppure non si occupa di mistica. La datazione di questo brano talmudico è molto antica, circa 1800 anni fa. Occorre tuttavia ricordare che le basi bibliche di tutta l’Opera della Merkavà sono nel primo capitolo di Ezechiele, in alcuni capitoli di Zaccaria e Daniele, e nel sesto capitolo di Isaia.
 
In seguito, dal secondo al sesto secolo, si sviluppò un genere letterario dedicato alla Merkavà, che fu il soggetto principale anche per i Chasidei Ashkenaz (12° e 13° secolo). Parte fondamentale di tutto questo argomento è la descrizione dei Palazzi (Heikhalot), stazioni che vengono attraversate durante il viaggio mistico. Lo Zohar contiene una ricca descrizione dei Sette Palazzi celesti, in due diverse sezioni
 
La MERKABAH
Da pochi decenni, nel vasto panorama del New Age americano, è comparsa una tecnica di una scuola chiamata “merkabah”. Nonostante l’assonanza, che rende i termini quasi identi (una “va” nel primo ed una “ba” nel secondo, e si pensi che in ebraico la Beit si può leggere anche   Vet), la Merkabah viene presentata come una serie di insegnamenti provenienti dall’antico Egitto. La parola viene così spiegata (dal web
 
La parola Mer-Ka-Ba è composta da tre sillabe corrispondenti a tre parole: Mer, Ka, Ba. Queste parole provengono dall'antico Egitto. Esistono diversi modi di pronuncia della parola Mer-Ka-Ba come Mer-Ka-Bah,Mer-Ka-Va e Mer-Ka-Vah.
"Mer", si riferisce a un tipo specifico di luce che era noto in Egitto al tempo della XVIII dinastia, quando le religioni furono riorientate alla venerazione di un solo Dio della creazione. Mer era visto come due campi contro-rotanti di luce che ruotano nello stesso spazio. Questi campi iniziano a ruotare sotto l'impulso di particolari atti respiratori.
"Ka", si riferisce allo spirito individuale della persona;
"Ba", si riferisce all'interpretazione dello spirito di una realtà particolare. Nella realtà umana, Ba si definisce generalmente come il corpo o la realtà fisica. In altre realtà dove lo spirito non possiede corpo, Ba si riferisce ai suoi concetti o alla sua interpretazione della realtà nel regno in cui essi esistono. (brano tratto dal web)
 
Nadav non può dire nulla di più su questo argomento, dato che non ha esperienza diretta né di questa tecnica né degli insegnamenti egiziani che le stanno dietro. Invitiamo comunque gli studenti di Cabalà a non confondere questi due termini, nonostante la loro assonanza. Ci auguriamo che questo breve articolo abbia sufficientemente messo in risalto l’origine e gli scopi della Merkavà ebraica, e il come sarebbe del tutto improprio collegarla ad una tecnica “egiziana”, apparsa soltanto a partire dagli anni '70, circa, nei gruppi del New Age americano, ed arrivata in Europa ed in Italia solo pochi anni fa.
 
 
Chi desiderasse approfondire l’argomento del Cocchio Celeste dal punto di vista storico e filosofico, può consultare questa ottima pagina da wikipedia (in inglese):
 

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