le dieci piaghe d’egitto, cosa significano per il nostro presente?

le dieci piaghe d’egitto, cosa significano per il nostro presente?

La prima piaga: l'acqua diventa sangue

LE DIECI PIAGHE D’EGITTO OGGI

La lettura del libro dell’Esodo ripropone all’attenzione il racconto delle dieci piaghe che colpirono l’Egitto, prima che i suoi abitanti e il suo governo acconsentissero alla partenza dei Bnei Israel, che erano là in schiavitù. Sappiamo che l’Albero della Vita ha dieci Sefirot, o Luci, principali. Sappiamo inoltre che nella realtà inferiore esse sono rivestite da altrettanti “gusci”, strati più o meno spessi di entità parassitarie, che si nutrono della loro vitalità senza nulla dare in cambio. Le dieci piaghe, o “colpi”, in ebraico Makot (dalla radice “colpire”) sono state necessarie per aprire i dieci gusci, e liberare le loro luci. In modo analogo, se si vuole arrivare al frutto di una noce, è prima indispensabile rompere il guscio esterno, la “klipà”.
Nella versione più moderna dell’Albero della Vita, sta sempre più emergendo la presenza di una undicesima Luce o Sefirà, Da’at, la Conoscenza. In tal caso, potremmo comprendere come vi sia stata per gli egiziani, una undicesima piaga, proprio all’apertura del Mar Rosso. Mentre le dodici tribù israelite riuscirono ad attraversarle, le acque si richiusero dopo sui soldati egiziani che li stavano inseguendo. Riproponiamo di seguito un articolo di qualche anno fa, nel quale diamo una interpretazione metaforica delle piaghe. Le paragoniamo ad altrettanti fenomeni di grande attualità. Sono segni dal Cielo, volti ad aiutare coloro che si sentono desiderosi di lasciare la schiavitù. L’essere schiavi è un fenomeno ancora attuale, pur se nel suo aspetto esterno è molto diverso da quello di un tempo. I fenomeni negativi dei quali parleremo sono in realtà strumenti provvidenziali per spingere in avanti chi si sente pronto a lasciarsi alle spalle la schiavitù.

LE DIECI PIAGHE D’EGITTO

Ogni festa del calendario ebraico ha un’inesauribile ricchezza di significati e ci dona preziosi insegnamenti, a secondo l’approccio che abbiamo nel viverla e nello studiarla. In quest’articolo vorremmo occuparci di quell’aspetto di Pesach che riguarda il ritrovamento della libertà. È un tema molto importante, che ricorre con gran frequenza nell’Haggadah: un popolo di schiavi che viene liberato dall’asservimento, e si ritrova libero, pur se nel deserto. Non si tratta di un evento frequente. Un altro elemento che vorremmo portare all’attenzione, presente nelle festività ebraiche e nel modo col quale vengono celebrate, sta nella consapevolezza che il farne memoria non è solo un atto pio e devoto, di un popolo fedele alle sue tradizioni e che non vuole dimenticarle. Nel celebrare Pessach, in realtà la facciamo rivivere e riportiamo al presente le qualità spirituali che si erano manifestate allora, ricevendone gli stessi doni miracolosi, sebbene in modo differente. Potrebbe essere strano il discorso della schiavitù alle popolazioni che vivono nelle ben pasciute nazioni dell’occidente, o del mondo industriale. Abbiamo molti diritti, i lavoratori sono ben pagati, ci si può esprimere liberamente e i mass media riportano tutta una vasta gamma d’opinioni. Sembra dunque di vivere in pace, in libertà e in democrazia. Dov’è il faraone, con la casta sacerdotale, dove sono le sua guardie con le fruste? Chi di noi deve fare mattoni dalla mattina alla sera, magari rischiando di vedersi i figli maschi presi e gettati nel fiume? Sia chiaro: la storia umana è in continuo mutamento, e gli eventi si presentano con un’enorme varietà di forme e d’apparenze. Tuttavia, ci aveva ammonito tempo fa il più saggio tra gli esseri umani, il re Salomone (Qoèlet cap. 1): [4]

Una generazione va, una generazione viene ma la terra resta sempre la stessa.. [9] Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole.

Lungi dall’essere semplici considerazioni pessimistiche di un re vecchio e stanco, queste parole contengono preziosi avvertimenti. Gli esseri umani hanno vari grandi difetti: e tra loro orgoglio e arroganza. Ogni generazione tende a vedersi più evoluta e colta delle precedenti, liberata dai problemi che le piagavano, più tollerante, moderna e democratica.  Indubbiamente, c’è un processo evolutivo in atto nella storia, ma non è né automatico né lineare. Ci sono alti e bassi, e gli avanzamenti sono spesso seguiti da involuzioni e decadenze. Con grande frequenza, tali decadenze sono in concomitanza con un eccessivo arricchirsi e un “liberarsi” dei principi etici fondamentali, una tendenza a giustificare l’abolizione delle norme etiche fondamentali, che vengono giuticate come sorpassate, o alla stregua di pregiudizi. Il saggio non si fa catturare da questi luoghi comuni, e non prende niente per scontato, certo non le diffuse sensazioni di essere un popolo “progredito ed evoluto”. I midrashim riportano ampi particolari su come fosse la civiltà egiziana nel periodo immediatamente precedente l’Esodo dei Figli d’Israele. Vediamo se vi è qualcosa di famigliare. Si trattava di una civiltà molto opulenta, tecnologicamente la più avanzata di tutta l’area antica. scienze e filosofie vi prosperavano. Agricoltura, costruzioni, medicina, tutto era all’avanguardia. Ma non si trattava di una ricchezza onesta e meritata, bensì si basava in gran parte sul lavoro degli schiavi, cioè di mano d’opera mal pagata, o per niente pagata. Allora gli schiavi risiedevano sul territorio egiziano, oggi invece sono nei paesi poveri del mondo, tenuti prigionieri da complicate reti tessute dalle multinazionali e dai sistemi bancari internazionali. E non è che i lavoratori europei ed occidentali siano in condizioni spiritualmente migliori. “Schiavo” è colui che è costretto ad occuparsi di un lavoro che lo abbruttisce, e non può ricercare la sua vera identità, o professare verità e neppure opinioni diverse da coloro che reggono il potere e i suoi mezzi d’informazione.

I midrashim continuano descrivendoci la totale mancanza d’etica sessuale nella civiltà egiziana di allora: l’omosessualità e l’adulterio non erano solo permessi, ma tenuti in gran considerazione, parte integrante dei diritti individuali. Le caste elevate praticavano l’incesto. La sessualità veniva manipolata come strumento magico per ottenere più potere, più fama. Oggi viene adoperata come strumento pubblicitario, come fonte di facili guadagni, oltre che come passatempo preferito. Per venire dominato più facilmente, uno schiavo va tenuto in uno stato d’autodisprezzo. Se una persona si alza la mattina, e si guarda allo specchio con un conato di vomito, allora il suo controllo è assicurato. Tramite la quasi totale abolizione delle norme etiche, che la cultura sbandiera come libertà ed emancipazione, la gente cade nel trabocchetto del permissivismo, spegne il fanale di guida della coscienza e del Timor di Dio, e si dedica a tutto ciò che vuole. Ma dentro, nel profondo, ogni essere umano sa se si trova sulla via giusta o meno, e l’abitudine alla trasgressione non è mai totale. Ognuno di noi sente quando sta sbagliando, con o senza le giustificazioni e le razionalizzazioni del potere culturale. Le norme etiche universali non sono state inventate da qualcuno in vena di provocare dei complessi di colpa negli altri. Esse sono l’esatto equivalente umano e sociale delle leggi cosmiche, quelle che governano la natura, o il corpo umano, violando le quali si causano vasti danni all’ambiente o alla propria ed altrui salute.

Ed ecco che la società degli schiavi e dei loro padroni va alla deriva, verso la sua decadenza e prossima scomparsa. La società egiziana di allora era teocratica, governata da una casta sacerdotale. Quella occidentale d’oggi è laica, ma ciò nonostante le sue redini rimangono in una cerchia ristrettissima d’individui, nei quali ideologie, false o vere, hanno sostituito i credi religiosi, grandi poteri scientifici e tecnologici hanno rimpiazzato le meraviglie operate dalle pratiche della magia e della stregoneria. Una folta schiera di saltimbanco, di giullari di corte, di falsi profeti, li segue dovunque, tessendone le illusorie lodi e virtù, creando spesse cortine di fumo sulle vere intenzioni del potere dominante: quelle di sempre, ridurre il mondo intero in schiavitù. E sui pulpiti delle loro università, giornali, tv, ecc, questi saltimbanchi autonominatisi maestri di vita, professori, pacifisti e difensori dei diritti umani, esperti, giudici, uomini di cultura, commentatori, esimi medici, giornalisti, ecc, non fanno che pronunciare calunnie, pettegolezzi, malvagità, l’uno contro l’altro, tutti contro tutti, e certamente contro chiunque cerchi di liberarsi di questa oppressione. Tra improperi d’ogni sorta, scurrilità e luoghi comuni, cercano di arruolare il maggior numero di persone in questa corsa cieca vero il baratro finale, dove loro stessi cadranno, insieme alla cancrena di chi rappresentano e di chi hanno ammaliato. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole.

LE DIECI PIAGHE D’EGITTO OGGI

Continuando i confronti tra il vecchio e il nuovo, esamineremo le piaghe d’Egitto, scoprendo come esse stiano avvenendo tutt’oggi, sebbene sotto forme diverse.

1) Sangue
2) Rane
3) Pidocchi
4) Bestie feroci
5) Epidemia di animali
6) Malattia della pelle
7) Grandine
8,) Cavallette
9) Oscurità
10) Morte dei primogeniti

1) Sangue. L’acqua diventa imbevibile, il mondo si scalda; il sangue come simbolo del fuoco e del calore. Siccità mondiale. Tutto ciò che viene venduto come bibita è colorato, rosso, blù (anche il sangue a volte si dice “blu”), e giallo, il colore dell’itterizia.

2) Rane. Il gracidio delle rane rappresenta il rumore, il trionfo del rumore, causato da milioni di macchine, di televisioni. È anche il diffondersi del pettegolezzo e delle parole inutili, o peggio, rumore venduto come musica, o le elucubrate dissertazioni dei giullari e dei buffoni dei quali abbiamo parlato prima.

3) Pidocchi. Li ritroviamo nel parassitismo, nell’eccesso di tasse, di controlli burocratici. Chiunque lavori sa come sia feroce ed ingiusto il sistema di tassazione, che arriva a togliere più della metà del denaro guadagnato. E dire che la fine della mezzadria viene sbandierata come una delle conquiste dello stato sociale! E più i pidocchi mangiano, più si moltiplicano e crescono, immensi mostri aracnoidi che sembrano usciti da qualche film di fantascienza, travestiti da istituzioni che vigilano sul benessere collettivo.

4) Bestie feroci. Terrorismo. Fondamentalismo, mafia. Riecco i combattenti per la libertà. L’11 di settembre 2001 il mondo ha solo avuto un piccolo assaggio di quella che può essere la fame delle “bestie feroci”. In ebraico la parola “AROV”, (bestia feroce) Ain – Resh – Beit, è identica alla parola ARAB, “arabo”, pura e semplice coincidenza, o c’è qualcosa nel terrorismo di stampo islamista che ricorda ciò?

5) Epidemie di animali. Ecco il trionfo della moderna veterinaria, dell’ingegneria genetica ed alimentare! Montagne di carcasse di animali abbattuti che vengono incenerite, vi ricorda qualcosa?

6) Malattie della pelle. La pelle mostra il grado di avvelenamento del corpo. Come risultato di abitudini alimentari deleterie, i corpi delle persone si sono intossicati. Ecco perché viene dato il consiglio di non esporsi al sole, salvo ritrovarsi la pelle divorata dal cancro. Secondo le discipline mediche olistiche, stimolate dai raggi solari, i veleni tendono a venire fuori dal corpo passando attraverso la pelle.

7) Grandine. Qui troviamo il fitto bombardamento di raggi e di onde elettromagnetiche. Per quanto dichiarate innocue, è risaputo dagli studiosi onesti, che i campi elettromagnetici hanno su corpo e psiche degli effetti profondi, disturbanti, dannosi. E tutto ciò aumenta in continuazione, cellulari, satelliti, trasmittenti televisive, microonde, tralicci di alta tensione, radiazioni atomiche provenienti da reattori, o da materiali usati in medicina nucleare.

8,) Cavallette. Il crescere dei bisogni del terzo mondo, gli schiavi si moltiplicano, e così pure i loro bisogni. Troppe volte nella storia popoli poveri ed affamati, ma prolifici e numerosi, hanno invaso i vicini ben pasciuti, rammolliti dai vizi e dai lussi. Il rischio di un’invasione. E quali confini, muraglie, eserciti, si sono mostrati abbastanza potenti da tenere per sempre lontano questo rischio?

9) Oscurità. Il cedimento della cultura e della morale. Il sovvertimento dei valori fondamentali. L’oscurità è il diffondersi di stati d’animo negativi, paure, depressioni, proprio tra i popoli che dovrebbero essere i più felici perché i più agiati. Un’alta percentuale dei popoli occidentali deve far ricorso a psicofarmaci per tenersi su di morale, per non cadere nell’oscurità. È la mancanza di spiegazioni vere e profonde, di una sana spiritualità, che i surrogati filosofici, ideologici, né le vecchie, sclerotiche religioni, o le varie terapie psicologiche non riescono a nascondere. È la mancanza d’amore, l’estrema difficoltà di trovare una persona con la quale condividere pienamente la propria esistenza, superando egoismo, narcisismo e solipsismo.

10) Morte dei Primogeniti. Sterilità e desiderio di non avere figli. Non solo i primogeniti (o meglio, oggi gli “unigeniti”)muoiono nelle corse frenate alla discoteca del sabato sera, essi non nascono nemmeno più. I loro possibili genitori non li vogliono, o perché costerebbero troppo, o perché sarebbero un ostacolo al loro sviluppo personale. Oppure, avrete sentito anche la frase tipo: “ma che diritto ho io di far nascere qualcuno in un mondo come questo?” Ma un momento, quelle stesse persone non avevano appena detto che la civiltà occidentale è il meglio di quanto non ci sia mai stato sulla terra, in termini di progresso, libertà, cultura, democrazia, tolleranza, ecc.? Tutto ciò si aggiunge ad un’obiettiva e dimostrata diminuzione della fertilità dei popoli moderni, dovuta allo stress, o ai bombardamenti radioattivi, o a tanti velenosi additivi chimici (tutti ovviamente venduti con la benedizione delle autorità sanitarie).

Rimaniamo tranquilli. Tutto ciò non è che il compiersi del piano di Dio, che vuole spezzare l’orgoglio egiziano di allora come di adesso, e vuole dare ad ogni schiavo la possibilità di liberarsi. Allora come oggi, sceglieremo la libertà, anche se mescolata all’insicurezza, o di perire in qualche piaga?