Neve

ovvero:
Shegàl: maestra e regina della Quinta Via 


    In ebraico Neve si dice sheleg, con valore numerico 333 = 300 (Shin) 30 (Lamed) 3 (Ghimel)


                                                                            ש ל ג

    Ogni evento esterno, specie se macroscopico, è sempre una buona occasione per riflettere su possibili analogie con dinamiche e processi interiori. In concomitanza con le nevicate dei giorni scorsi, cosa possiamo comprendere dal simbolismo della neve?  In ebraico “neve” si dice sheleg, un termine quanto mai interessante. Il suo valore numerico, 333, è un numero particolare, ma nonostante la visibile armonia, i numeri indicano una sequenza di discesa, dal maggiore al minore. Anche la sua ghematria ha aspetti problematici.  "Oscurità", "traboccare, slittare, comportamento immorale". E' la discesa in un reame di immagini ed esperienze vivide, colorate e forti, intense, seducenti, nelle quali il piacere si offre per primo, ma è sempre al confine con la pena, a causa della sua natura così imprevedibile. Si scivola in quelle aree dubbie perchè attirati dalla presenza in esse di una ricchezza nascosta, straordinaria: il DNA fisico e spirituale della Shegal, la regina del Messia. Ma questo è un argomento da sviluppare a parte. 


    Nella Torà la neve è un simbolo ambivalente. Le sue prime comparse “come neve”, intendendo il suo colore bianco, si trovano in Esodo 4,6:

    Il Signore gli disse (a Mosè) ancora: «Introduci la mano nel seno!. Egli si mise in seno la mano e poi la ritirò: ecco la sua mano era diventata lebbrosa, bianca come la neve».


Numeri 12, 10: 


la nuvola si ritirò da sopra la tenda ed ecco Miriam era lebbrosa, bianca come neve;

e 2 Re 5, 27:


    «Ma la lebbra di Nàaman si attaccherà a te e alla tua discendenza per sempre». Egli si allontanò da Eliseo, bianco come la neve per la lebbra.


    In tutte queste occasioni il biancore “come neve” è detto a proposito della “metzorà”, di solito tradotto come “lebbra”, anche se si tratta di una malattia oggi non riconducibile a patologie specifiche. Forse, per chi si interessa di Omeopatia, il contatto più diretto è col concetto di “psora”. Nella Bibbia, quel malanno era una conseguenza fisica della malalingua, e si manifestava come vaste macchie bianche sulla pelle. La persona colpita entrava in una condizione altamente impura, e doveva subire un vero e proprio isolamento dal resto del popolo. Da un punto di vista più simbolico, si può dire che il lebbroso, metzorà, è simile al nome "egizio", mitzrì, la cui etimologia sigifica: "trovarsi in una condizione di limitatezza". La mano del lebbroso, bianca come la neve è come il pugno chiuso, avaro, del padrone egizio verso il suo schiavo. La mano deve aprirsi per liberarsi dall’oscurità chashekhah della generazione della Torre di Babele, la dor ha-plagah (la generazione della separazione), affinché il bianco lavan (82) non sia espressione haba’ah (82) di degenerazione, naval (82), bensì di un nuovo essere virtuoso chasid (82).


    Al contrario dei significati precedenti, e in accordo con il bianco, lavan chasid (pio), nel famoso verso di Isaia 1, 18, la neve è simbolo della purezza, della purificazione dei peccati:

       “anche se i vostri peccati fossero rossi come scarlatto, diventeranno bianchi come neve”

    Questa antinomia di significati presenti in "neve" si può intuire osservando il codice nascosto nella sequenza delle sue lettere: Shin – Lamed – Ghimel. Shin è la lettera del Fuoco, e l’abbinamento Lamed Ghimel (oltre che “log”, un’unità di misura dei liquidi), si dice contenga l’idea del “profondo”. Quindi sheleg potrebbe essere: “la profondità del Fuoco”. È come se, andando nell’abisso più interiore del fuoco, trovassimo il suo opposto: il gelo della neve. I mistici della Merkavà ci raccontano che in alcune zone dei Palazzi Celesti ci sono depositi e tesori di neve. Ogni aspetto della realtà, arrivando  al suo maggiore grado di auto-espressione, si capovolge nel proprio opposto. 

    Per svelare il senso di questa radice osserviamo le due permutazioni più importanti del termine shagal  e  galash:   שגל   גלש   Anche con shagal (Shin Ghimel Lamed) ci troviamo davanti ad un enorme paradosso. Come verbo, nella Bibbia quella radice può indicare il “fare qualcosa di osceno”. Eppure, nel Salmo 45, 10, Shegal è una regina, e non solo una monarca qualunque, bensì colei che siede alla destra dello stesso Messia, la sua consorte.
     “Figlie di re stanno tra le tue predilette; alla tua destra c'è la Regina (Shegal) in ori di Ofir.”


    Anche qui troviamo un capovolgimento di significati, che ci riporta al “anche se i vostri peccati fossero rossi come scarlatto, diventeranno bianchi come neve”. Quello che compie la shegalשגל   non è una sola teshuvà, penitenza o conversione. È un qualcosa di più. Un analogo motivo può ritrovarsi nella storia di Rachab di Gerico, che sposa Giosuè. La Shegal è la somma maestra della Quinta Via, quella della Quinta Dimensione.


Shegal si può anche capire come: “Shin – Gal, Shin - Onda”, o “Shin – Rivelazione”. È un rivelarsi dei significati interiori più profondi della Shin. Il motivo dell’onda o dell’ondeggiare, ricompare in un’altra permutazione della radice che stiamo studiando: galash, Ghimel Lamed Shin  גלש . Si tratta del capovolgimento della radice precedente. Galash significa “alzarsi” ma anche “inchinarsi”, in un movimento ondulatorio. Come “ondeggiare”, il verbo fa la sua doppia ed unica comparsa nel Cantico dei Cantici, in 4, 1 e 6, 5:


    Le tue chiome sono un gregge di capre, che scendono (galshù) dalle pendici del Ghilaad

 Il verso descrive l’ondeggiare dei capelli dell’amata, che all’amato piace così tanto, e che viene paragonato al movimento dei greggi mentre si spostano sulle colline del Ghilad (“l’onda o pila della testimonianza”). Nell’ebraico moderno galash è fare surfing sulle onde del mare. Forse non tutti sanno che il surfing non è solo uno sport, ma tra le popolazioni del Pacifico è un’arte sacra. Il dominare le onde, o meglio, il farsi portare sulla loro cima, è davvero un’impresa per l’anima e non soltanto per il corpo.

    In definitiva, il fenomeno della neve ci ha posto davanti ad una serie di opposti che si capovolgono reciprocamente l’uno nell’altro: fuoco e freddo, purezza e peccato. Forse si potrebbe riunire tutto ciò nei misteri della lettera Shin, che significa sia “cambiare” (shinui) che “ripetizione” (mishnà). È un fuoco che genera un enorme dinamismo. Tuttavia esso si manifesta in cicli sia ondeggianti che vorticosi, nei quali ripetizione ed evoluzione si staccano e rincontrano continuamente. Nel mondo fisico, il paradosso sta nella purezza del manto di neve quando si capovolge nello sporco e nei disagi dei giorni successivi alle nevicate. Nel principio cabalistico dei Chasadim e delle Ghevurot, si insegna che ogni cosa, portata al suo estremo, si capovolge nel suo opposto. Nel fenomeno fisico della neve si osserva un movimento a senso unico, entropico: dal bianco allo sporco. Nei corrispettivi spirituali della Neve, i movimenti sono invece possibili in entrambe le direzioni, vincendo l'entropia.

   In chiusura, alcuni misteri della lettera Shin, l'iniziale di Sheleg e di Shegal

Shin per esteso vale 360,   Shin Nun Yud      שין


   È il numero dei gradi nei quali viene suddiviso il cerchio ed è la media approssimativa tra la lunghezza dell’anno solare (365 giorni 5 ore 55 minuti) e dell’anno lunare (354 giorni e 8 ore circa). Come tale, 360 esprime il punto d’incontro tra l’operare delle forze maschili (Sole) e femminili (Luna). Una permutazione di Shin, è nashì, Nun Shin Yud,  che significa “femminile”. Questo ripropone la provocante affermazione cabalistica, secondo la quale il Femminile corrisponde all’elemento Fuoco. Attenzione però, quando si danno queste attribuzioni non le si deve applicare in senso rigido ed unilaterale. C’è sempre un principio di inter-inclusione tra gli opposti. Ed ecco che la Shin, nel sistema dei 32 Sentieri della Sapienza, è il Sentiero che unisce Binà (prima sefirà in alto del pilastro sinistro, del fuoco) a Chokmah (prima sefirà in alto del pilastro destro, dell’acqua). Pur essendo “fuoco” nella sua natura, la Shin connette i due estremi, destra e sinistra. Si può intuire da ciò il ruolo decisivo del Femminile nello stabilirsi di una valida ed attiva comunicazione tra i due pilastri, destro e sinistro, dell’Albero della Vita. Ciò è vero ma solo se il Femminile sale al livello dei “cervelli”, che ora sono quattro (Chabad, Chokhmà, Binà, Da’at). Altrimenti, sul piano delle emozioni, il Fuoco femminile è Ghevurà, che è un principio di separazione, se non addirittura di distruzione. Ovviamente, anche il Maschile è chiamato a salire lungo la scala dell’Albero della Vita, se vuole trovare pienezza e soddisfazione.

      Infine, qualche idea - seme per sviluppare ulteriormente la "costellazione" della Shegal:

L’onda della Shin, l’onda rivelata


Il femminile rivelato


Il femminile che ondeggia, che si vuole liberare di ogni rigidità, di ogni restrizione o limite


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