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UN



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il segreto di purim

IL SEGRETO DI PURIM STA NEL PASSAGGIO

DAL BUCO NERO AL BUCO BIANCO

 

LO SPIRITO CHE TRASFORMA IL NERO IN BIANCO
Il libro di Ester è una delle cinque “meghillot” della Bibbia. Meghillà, significa “rotolo”. È infatti tradizione molto importante che essi siano scritti su di un rotolo di pergamena, redatti a mano, usando come penna il bastoncino di una piuma d’oca intinto in un inchiostro vegetale,. Sono opere veramente pregevoli , ci si sente emozionati solo a tenerle in mano. Nel rotolo di Ester, tra le prime righe, balza subito agli occhi una lettera scritta più grande delle altre:

la grande Chet nel rotolo di Ester, iniziale di Chur, vestito bianco

 

è una Cheit, l’ottava lettera dell’Alef-Beit (è una ch con suono abbastanza gutturale).

 


La lettera Cheit, ottava lettera dell'Alef Beit

La lettera si nota immediatamente, anche perché in ebraico non esiste la differenza tra maiuscole e minuscole. Tutte le lettere sono sempre scritte nelle stesse identiche dimensioni, salvo pochi rarissimi casi, nei quali, anche in mezzo ad una parola, compare una lettera più grande o più piccola delle altre. Non serve dirlo, dietro questi eventi ci sono dei profondi insegnamenti, che attivano in modo simultaneo l’immaginario e il razionale.

La grande Cheit nel libro di Ester appartiene alla parola “Chur” (Cheit – Vav – Resh). Essa significa “bianco”, nel senso di una qualche preziosa stoffa da arredo, di colore bianco. Ma la stessa identica parola, scritta nello stesso identico modo, solo con una vocale leggermente diversa (“o” al posto di “u”), significa “buco” (chor). L’ebraico possiede innumerevoli sovrapposizioni di significati all’interno di uno stesso termine, o di termini molto simili. Queste “coincidenze” o “apparenze” non sono mai casuali. Allo studio attento dell’occhio capace di contemplare e del cuore capace di sentire, questi casi sono sempre significativi.
Queste sono le osservazioni di Botzina, dopo aver osservato la Cheit:

...e’ il passaggio esatto tra i due cherubini ,Vero? È lo spazio vuoto tra di loro.

Guardali, come sono forti e delicati contemporaneamente! Sembra che siano lì da sempre ad indicare la strada, a costruire con i loro corpi il passaggio, la porta per il là…

Solo se ti fermi, se ti fermi ad osservare il vuoto tra i loro corpi puoi vederne la profondità… …è il centro… il buco… il foro… tutto sembra andare verso quello spazio, come magnete, esso attira ogni altra singola lettera al suo interno, facendoti percepire però, contemporaneamente, la fontana che dall’altra parte ne scaturisce…
è quasi una sensazione fisica… percepisci che ci passi dentro, la testa che penetra quell’aria densa, senti che tutto viene accolto, e poi restituito all’altra dimensione, trasformato…
forse il buco nero si trasforma in bianco in un’altra dimensione…
è lo stesso buco, ma c’e’ un’entrata ed una uscita…
se si impara ad usarlo bene si possono anche invertirne i poli, portando da questa parte ciò che è dall’altra, portando luce in questa parte del mistero…
se ci fermiamo a sentire, vicino alla nostra fonte inferiore esiste questo foro, questa magnifica possibilità di rettificazione di se stesse… perchè tutto ciò che deve entrare sono parti di noi, da accogliere, elaborarle nel nostro laboratorio alchemico, per poi restituirle trasformate al fuori… perchè sì, a questo punto non sono più faccende solo private, diventano universali, del popolo intero …
forse il “cocchio del faraone”, è il cocchio della trasformazione individuale,   poi si passa al “cocchio del popolo generoso”, dove l’io ed il mondo partecipano al viaggio sullo stesso cocchio, e l’esserne consapevoli fa sciogliere il proprio cocchio personale…

Ritorniamo alle parole chur-chor. Che legame c’è tra “bianco” e “buco”? E’ pur vero che esistono ipotesi nella cosmo-fisica moderna, su buchi bianchi che esisterebbero dall’altra parte dei buchi neri. Ma restiamo per ora al buon senso comune, secondo il quale un buco, un foro, viene da associarlo al colore nero, o scuro, almeno grigio.

Senza entrare nei dettagli, l’intera storia della regina Ester, verte, tra altri importanti argomenti, sulla trasformazione del Bisogno di ricevere nella Capacità di dare. Le creature terrene sono tutte caratterizzate da un dominare in esse dei bisogni e delle necessità, che siano fisiche, affettive, intellettuali, o di un qualunque altro tipo. Ma il programma di Dio per la creazione è di farla a sua volta diventare creatrice.

Il libro di Ester, nome che significa “segreto”, “esoterico”, è una profonda descrizione della metamorfosi di uno dei più intensi ma anche intimorenti bisogni della donna: quello di venire riempita, la voglia di prendere in sé, di ingoiare, di attirare profondamente, senza mai sentirsi appagata, completa. Così testimonia Botzina: Portare al proprio interno, più e di più, dalla luce al buio, senza riceverne soddisfazione. ……

Una sola parola , chor-chur annuncia un incredibile modificazione di quel desiderio primario. Il buco, da nero o grigio che sia, diventa bianco. La donna, il femminile, non è più l’insaziabile urgenza di venire riempita, ma diventa fonte, sorgente, matrice del bianco, del puro, del colore che contiene tutti gli altri. Essa non è più la fine, bensì l’origine della luce.

Si tratta di una profezia, appena accennata da questa strana lettera di un antico libro, scritta più grande delle altre. Come ciò possa venire compiuto e realizzato, è insegnato dalle più profonde letture ed interpretazioni di tutto il libro, da Ester, la regina che divenne tale dopo essere stata una semplice orfanella.

Ma la stessa parola “Chur” contiene già qualche indicazione in più sul come incamminarsi lungo la via di quel processo. Capovolgendola, cosa che la Cabalà opera normalmente per comprendere i significati nascosti di una parola, si ottiene “ruach”, “spirito”. È quanto avviene oggi, nei nostri giorni, nel nostro tempo, è l’inizio della tanto attesa Età dello Spirito. Alla gente non basta più la materia. Ci siamo messi a cercare lo spirito, l’ispirazione, l’anima, l’interiorità, la luce bianca abbagliante nascosta nel buio del buco della materia, della materialità, del materialismo.

Ma non avevamo già posseduto questa luce nei secoli passati, quando tutti e tutto era molto più religioso? Non proprio. I secoli hanno dimostrato che la religione da sola non è necessariamente spirituale. Essa può decadere in potere politico, intellettuale, militare. Pur parlando di Dio, pur insegnando il Divino e le regole da Lui impartite, la religione può essere materialistica quanto una moderna ideologia. Non è più sufficiente. La luce vuole fuoriuscire dai luoghi dove era rimasta nascosta o relegata. Questo è lo Spirito. L’essere ispirati è ebbrezza, è estasi mistica.


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